La Commissione paritetica Stato-Regione ha approvato la delibera che consente alla Sicilia di spalmare in 10 anni sui propri bilanci il residuo del disavanzo pari a circa 500 milioni di euro (compresa la quota di accantonamento già inserita nel bilancio 2019). Si tratta della parte restante del disavanzo da 2 miliardi e 143 milioni sancito dalla Corte dei Conti e accertato dall’apposita commissione interna della Regione che ha fatto risalire questo buco agli anni dal 2015 al 2017. Circa un miliardo e 600 milioni erano già stati oggetto di un accordo con lo Stato che permette di spalmare quel debito in 30 anni. La parte restante adesso potrà essere pagata in dieci anni.

Via libera anche all’attuazione del dl 118 sull’armonizzazione contabile in base allo statuto autonomistico, all’introduzione dei revisori dei conti per la Regione, all’abolizione del controllo preventivo degli atti della programmazione europea e alle norme di contabilità giudiziaria.

Proprio oggi la Cgil aveva lanciato l’allarme conti della Regione a poche settimane dal giudizio di parifica della Corte dei Conti col segretario generale Michele Pagliaro che chiedeva “una sessione speciale di approfondimento dell’Ars sulla questione finanziaria.

“Secondo le notizie che circolano- dice Pagliaro- il Governo ha trasmesso nei giorni scorsi alla Consulta il consuntivo 2018 con un disavanzo di 7 miliardi, da imputare di certo a minori entrate. Questo darà non pochi problemi alla Corte dei Conti nella parifica”.

“Doveva essere un bilancio di risanamento e di rilancio dell’economia – commenta il segretario della Cgil- invece si è dimostrato un bilancio che ha prodotto un aggravamento della situazione deficitaria della Regione con una prospettiva di assestamento lacrime e sangue”.

La Cgil Sicilia rileva che “ci sarà un aumento dell’indebitamento di circa 700 milioni passando dai 6,3 miliardi del 2017 ai 7 miliardi del 2018. Tutto ciò -prosegue- è sintomatico di una gestione che non riesce ad assorbire neanche le quote stanziate per l’ammortamento per il recupero del
disavanzo, rendendo di fatto obbligatoria la manovra correttiva”.

Pagliaro sottolinea inoltre che “alla questione finanziaria si aggiunge una questione morale che vede implicati 4 assessori e 16 deputati. Si ha la sensazione- afferma il segretario della Cgil- che il presidente Musumeci non controlli né la macchina finanziaria, né quella burocratica”.

La Cgil sostiene che “ è giunto il momento che i siciliani abbiano piena contezza della gravità della situazione. Va peraltro sottolineato che la richiesta di rateizzazione del disavanzo graverà sulle future generazioni, già ampiamente colpite come dimostra la fuga dei giovani dalla Sicilia”.

La Cgil peraltro rileva che “i dati Istat relativi al 1° trimestre 2019 confermano il trend negativo, con una perdita di 36 mila occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, di cui 17 mila nell’industria e 21 mila nei servizi. Solo l’agricoltura guadagna 2.000 occupati. Un quadro – conclude Pagliaro- che attesta il tasso di disoccupazione al 22,3%, più del doppio della media nazionale, non c’è certo da rallegrarsi”.

Il disavanzo da 7 miliardi, in realtà, è cartolare e suddiviso su più bilanci e l’accordo raggiunto in conferenza stato regione pone le basi per evitare una sorta di dissesto. Ora la delibera sarà trasmessa alle Sezioni riunite della Corte dei conti per il parere, quindi arriverà in Consiglio dei ministri per l’approvazione definitva.

(Nella foto l’udienza di parifica del bilancio dello scorso anno davanti alla Corte dei Conti)