Numeri e cifre per mettere in chiaro quel che si è fatto. Parla Alessandro Albanese, presidente della Camera di Commercio di Palermo Enna dopo che lo scontro interno alla stessa Camera è venuto a galla senza filtri con  le dimissioni di undici consiglieri di area Confcommercio a fine settembre.

Che in Camera di Commercio ci fossero due fazioni sotterraneamente armate fra loro era abbastanza chiaro da tempo. A sorprendere era stata l’emersione (improvvisa ma in fondo non troppo visto che la guerra era stata evidente fino all’elezione di Albanese e sotterrata subito dopo) di questo scontro. Una vicenda che preoccupa, comunque, i sindacati

Oggi tocca ad Albanese dire la sua e lo fa comunicando che la Camera di Commercio Palermo-Enna ha chiuso il 2018 riducendo il disavanzo di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. “Un risultato operativo – spiega il presidente  – che è stato possibile grazie all’impegno costante dell’attuale amministrazione che, nonostante le criticità congiunturali e strutturali, ha lavorato alla messa in sicurezza della continuità dell’ente, non trascurando le altre attività programmatiche e, soprattutto, l’adozione di ogni azione utile alla risoluzione delle problematiche delle Camere siciliane, legate alle criticità di bilancio derivanti dall’improprio onere pensionistico”.

Le Camere dell’Isola sono, infatti, gli unici enti pubblici del panorama nazionale costretti ancora a pagare le pensioni dei propri ex dipendenti caricandone l’onere sul bilancio corrente. Situazione che, unita al taglio del 50% dei diritti camerali deliberato a livello nazionale nel 2014, ha di fatto reso insostenibile la situazione degli stessi enti.

La Camera ha in carico 205 pensionati a fronte di 89 dipendenti di ruolo in servizio, al netto degli oneri pensionistici pari a 7,6 milioni di euro, avrebbe prodotto nel 2018 un avanzo di gestione di 5,6 milioni. “È proprio su questo – sottolinea Albanese – che abbiamo lavorato riuscendo ad ottenere due risultati importantissimi: l’autorizzazione alla costituzione, dopo 50 anni, da parte della Regione siciliana che esercita la vigilanza sugli enti camerali, di un unico Fondo pensioni camerali e l’introduzione nella legge finanziaria nazionale (L. 205/2017) di un articolo (comma 784) che prevede la salvaguardia delle camere di commercio in condizioni di predissesto strutturale (e quindi tutti gli enti siciliani), permettendo di aumentare il diritto annuale sino al 50% del valore. Risultati raggiunti grazie al lavoro di consiglio e giunta camerale che hanno condiviso ogni passaggio sin dal principio, nella consapevolezza dell’estrema precarietà economica in cui versava l’ente”.

Precarietà fotografata nel ‘Programma pluriennale di rientro dal deficit strutturale’, approvato all’unanimità il 24 gennaio 2018, nel quale, con grande realismo, sono state previste perdite almeno fino al 2022. Un disavanzo di gestione che già nel consuntivo 2018 la Camera è riuscita a ridurre, chiudendo con un deficit di 2 milioni di euro, contro i 6,4 del 2017 e contro i 3 previsti nel programma quinquennale.

Ma il vero tema, adesso, è il percorso di accordo con l’Inps per il transito delle pensioni all’Ente nazionale di Previdenza “Quando firmeremo l’accordo con l’Inps il raggiungimento dell’equilibrio di bilancio nel medio, lungo periodo sarà assicurato. Entro la fine del mese ci sarà intanto un nuovo tavolo tecnico a Roma, in direzione generale dell’Inps – dice Albanese – il costante confronto con il ministero dello sviluppo economico ha portato alla presa d’atto e alla condivisione da parte del Ministero della problematica pensionistica siciliana e ha consentito di aprire un tavolo ufficiale con l’Inps”.

Ed è proprio nella vicenda dell’accordo da raggiungere con l’Inps che si annida lo scontro politico con la fazione opposta ad Albanese. Unioncamere, infatti, ha chiesto che Camera di Commercio mettesse in campo il patrimonio immobiliare da portare al tavolo con l’Ente di Previdenza. Per questo è stata disposta una perizia per la valutazione di questo patrimonio.

Proprio questa perizia sarebbe nel mirino degli oppositori che pongono dubbi sullo strumento ‘perizia’ e sul percorso di questa valutazione.  Basta una perizia per valutare il patrimonio? E l’ipotesi che viene avanzata è quella delle necessità di intervento, per questi aspetti, da parte dell’Agenzia del territorio. Valutazioni di natura politica e non tecnica

Dubbi che potrebbero essere espressi e meglio definiti nelle prossime ore o nei prossimi giorni. Uno scontro, quello in atto, dal quale dovrà emergere la politica gestionale per il futuro dell’importante struttura di supporto alle attività commerciali ed imprenditorialità, insomma a quello che è il tessuto produttivo