Immaginate loro. Poco più di trent’anni, un figlio piccolo. Lui lavora nel turismo, stagionale, con contratti che finiscono prima ancora di iniziare. Lei è commessa a tempo determinato. Non sono ai margini. Non sono invisibili. Sono parte della Sicilia che resiste, ma che ogni giorno rischia di essere messa da parte.
Da mesi cercano casa a Siracusa. Non vogliono lussuoso, non vogliono grande. Solo un trilocale normale, un luogo dove il figlio possa avere una cameretta, dove poter cucinare senza correre tra turni di lavoro. Ma non la trovano. Non perché non ci siano case. Ma perché le regole sono cambiate. Chi ha contratti precari, chi non offre garanzie elevate, chi ha redditi bassi, resta fuori.
Siracusa, città che respinge chi lavora
In città, l’affitto medio supera ormai i nove euro al metro quadro. Una famiglia come la nostra immaginaria deve destinare gran parte del reddito solo per avere un tetto. E non è solo il prezzo. È la selezione implicita: il mercato preferisce chi può pagare subito, chi offre sicurezza, chi non rappresenta rischio. Secondo il sindacato degli inquilini Sunia, nella provincia di Siracusa sono oltre 1.600 le famiglie che cercano una casa, e nel solo capoluogo più di 800 attendono un alloggio popolare da anni. Ogni mese che passa è una lotta tra domanda e offerta che il mercato non bilancia.
La Sicilia, dove la crisi è strutturale
Siracusa non è un caso isolato. La Sicilia intera mostra la stessa tensione. Il Report 2025 del Forum dell’Abitare parla chiaro: il 41,4% delle famiglie è a rischio povertà o esclusione sociale, e le domande inevase per case popolari superano le 24 mila. Complessivamente, il Sunia stima circa 40 mila famiglie in emergenza abitativa.
Il reddito medio annuo da lavoro privato in Sicilia si ferma a circa 17.700 euro. Tradotto: anche chi lavora, se non ha contratti stabili, rischia di non trovare una casa. La precarietà diventa barriera, e la casa non è più un diritto, ma un privilegio raro.
Case che ci sono, ma non per viverci
Eppure le case esistono. Migliaia di appartamenti vuoti, mentre migliaia di famiglie aspettano una soluzione. La Sicilia sembra piena, eppure chi cerca stabilità resta escluso. Palermo e Catania ne sono l’esempio: il numero di affitti brevi supera quello degli affitti tradizionali. I proprietari preferiscono turisti che pagano in anticipo e lasciano l’immobile senza problemi legali. Contratti 4+4? Troppo rischiosi. Contratti temporanei? Meglio ancora, se si può guadagnare di più. Chi cerca casa stabile resta fuori, impotente di fronte a un mercato che ha deciso chi può entrare.
La selezione silenziosa
Per la nostra famiglia immaginaria, la questione non è solo economica. È selettiva. Chi ha contratti stabili e redditi sicuri trova porte aperte. Gli altri, come loro, restano fuori. Secondo i dati sugli sfratti, in Sicilia ci sono quasi duemila provvedimenti l’anno e migliaia di richieste di esecuzione. Ogni sfratto non è solo un atto burocratico. È il segno concreto che il mercato ha già deciso chi può avere casa e chi no. E chi non rientra nei criteri è costretto a vivere in soluzioni temporanee, a rimandare il futuro, a rinunciare a stabilità e sicurezza.
La crisi che diventa sociale
Quando una famiglia non trova casa, il problema non resta confinato tra quattro mura. Si allarga. Riguarda lavoro, figli, futuro. Riguarda la possibilità di costruire una vita. In Sicilia, dove già oltre il 40% delle famiglie è a rischio povertà, la casa diventa il punto più fragile dell’equilibrio sociale. La nostra famiglia immaginaria smette di essere solo una storia. Diventa una fotografia di decine di migliaia di siciliani che affrontano lo stesso destino ogni giorno.
E tutto questo accade mentre case vuote e appartamenti turistici crescono. La domanda c’è, il reddito no. Le soluzioni ci sarebbero, ma non raggiungono chi ne ha bisogno. La Sicilia sembra bellissima dall’esterno, ma al suo interno si consuma una crisi silenziosa, lenta, invisibile a chi non la vive.
La domanda che resta
Siracusa è solo uno specchio, ma il fenomeno riguarda tutta l’isola. Non è questione di quante case esistono. La vera domanda è: per chi sono? E chi cerca stabilità rischia di non avere risposta. La Sicilia reale, quella che lavora e che cresce, sta lentamente scomparendo dai centri storici, dalle città, dai quartieri. Chi resta fuori dal mercato residenziale paga il prezzo più alto.






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