Un contributo a fondo perduto fino a 30.000 euro per la realizzazione di invasi aziendali. È quanto è stato comunicato da Coldiretti Sicilia, che ha annunciato l’importante opportunità rivolta alle imprese agricole attraverso i fondi del Programma Operativo Complementare (POC) 2014/2020.

Una misura urgente in un contesto sempre più segnato dalla crisi idrica e dalla cattiva gestione delle infrastrutture pubbliche.

Invasi aziendali, una risposta parziale a un problema strutturale

Gli invasi aziendali sono piccoli bacini realizzati all’interno delle aziende agricole per recuperare e conservare l’acqua piovana. Un’alternativa concreta, anche se non risolutiva, per chi combatte quotidianamente contro la scarsità d’acqua.

“Dalle dighe non collaudate con il contenuto gettato in mare, alla mancata manutenzione. Con le reti colabrodo il panorama della gestione delle risorse idriche è molto fosco e peggiora anche per la temperatura ancora elevata”.

Invasi Coldiretti

Invasi Coldiretti

È questo il quadro netto e critico tracciato da Coldiretti Sicilia. Da qui la proposta di supportare le aziende con un aiuto economico mirato, che consenta almeno di tamponare le difficoltà in attesa di interventi strutturali più ampi.

Coldiretti: “Manca il senso di responsabilità verso gli agricoltori”

“Gli invasi aziendali possono rappresentare una soluzione, ma certamente non un’alternativa ad un sistema che possa soddisfare le richieste degli agricoltori”, ribadisce Coldiretti Sicilia.

Una denuncia che tocca anche il livello politico regionale. “L’accesso a questo aiuto potrà certo alleviare di poco le problematiche in attesa che l’Assemblea Regionale Siciliana approvi aiuti più cospicui e adeguati alle esigenze”.

Il punto dolente resta la mancanza di una visione sistemica e la lentezza delle riforme: “Manca il senso di responsabilità nei confronti degli agricoltori – conclude Coldiretti Sicilia –. Sarebbe opportuno conoscere il bilancio dei lavori fatti alla luce della prossima campagna agraria.

Gli impegni dell’estate sulle norme che sarebbero state approvate in autunno sono completamente naufragati. Primo tra tutti la riforma dei consorzi di bonifica attesa da circa trent’anni”.