La conclamata condizione di deficit strutturale del Comune travolge anche le stabilizzazioni avviate dall’amministrazione e da concludersi entro la fine dell’anno.

Non è una buona notizia per tutti quei lavoratori, quasi seicento, che da anni attendevano la fine della loro condizione di precarietà. Probabilmente tutto sarà congelato in attesa che l’amministrazione l’anno prossimo rimedi e rientri nei parametri contabili, al di qua della deficitarietà strutturale che poi significa essere a un passo dal dissesto.

Fin da subito è apparso chiaro che la nuova situazione non avrebbe portato nulla di buono. Nonostante la politica cittadina, per la maggior parte, è come se non si fosse accorta del problema. Lo sottovaluta, forse. O probabilmente è il rovente agosto palermitano e la voglia di vacanza ad avere contribuito ad abbassare la soglia di attenzione sulle vicende di Palazzo delle Aquile. Ma i problemi rimangono. E sono abbastanza gravosi e difficili da rimuovere.

Esistono alcuni parametri di contabilità pubblica che testimoniano lo stato di salute di un ente locale. Lo sforamento di alcuni di essi comporta una dichiarazione di deficit strutturale.

Vuol dire che il Comune spende più delle sue possibilità. A quel punto si accendono tutta una serie di semafori che bloccano alcune attività che comportano spese, come le assunzioni a qualsiasi titolo, e invece scattano al massimo le tariffe dei servizi a domanda individuale: mense, impianti sportivi, mercati, musei, cimiteri. Inoltre, si profila anche una sorta di commissariamento sulle sulle assunzioni sia al Comune che nelle aziende partecipate.

All’orizzonte si profila anche una guerra che l’amministrazione vuole innescare. Si parla di un ricorso al Tar da avviare per contestare il cambio in corsa delle regole. Anche se per certi versi la mossa lascia il tempo che trova perché, intanto, almeno per tutto il 2020, la situazione sarà bloccata. A fine dell’anno scorso, il 28 dicembre, Roma ha modificato i criteri da osservare per i consuntivi dell’anno già concluso. Un cambio in corsa che avrebbe spiazzato gli uffici: in base alle vecchie norme il capoluogo siciliano era infatti in regola, anche se al limite, mentre i nuovi criteri hanno fatto scattare la condizione di deficit.

Il sindaco, Leoluca Orlando, è andato su tutte le furie. «Non è pensabile che con un decreto del 28 dicembre, la cui pubblicazione è comunicata ai diretti interessati solo il 12 gennaio, il governo modifichi in modo radicale dei parametri di funzionamento e di regolarità finanziaria per gli enti locali relativi all’anno precedente. Non si sono mai visti decreti con valore sostanzialmente retroattivo che mettono a rischio la tenuta finanziaria dei Comuni e a questo punto viene da chiedersi se sia soltanto frutto di ignoranza istituzionale o di un preciso disegno di indebolimento delle amministrazioni comunali».

«Per il 2019 – spiega Roberto D’Agostino, assessore al Bilancio – riteniamo di potere raddrizzare la situazione e rientrare dallo sforamento dei parametri sul deficit. Ovviamente rimangono le criticità per una situazione che abbiamo dovuto subire. Mentre, per la questione della crisi dei rifiuti – conclude – attendiamo che il ragioniere generale ci dica se in effetti c’è uno squilibrio nei conti ed elabori una proposta per rimettere in pareggio il bilancio».

Per il Sindaco, “per colpa di un “ghiribizzo” del Governo che ha cambiato le regole ad anno praticamente finito e le ha addirittura comunicate dopo il 31 dicembre, i cittadini palermitani dovranno ora pagare tariffe più alte mentre dovranno interrompersi le procedure di stabilizzazione dei lavoratori già in servizio, così come dovranno interrompersi le procedure per l’assunzione delle maestre e dei giornalisti”.