Si è concluso nelle prime ore del pomeriggio lo sgombero dell’istituto Salvemini di viale Michelangelo a Palermo che da anni era trasformato in abitazione da decine di occupanti.
L’ex istituto Salvemini si trova al civico 2022 di viale Michelangelo, fa parte dei beni sequestrati nel 2014 alla Villa Heloise. Il provvedimento della sezione misure di prevenzione del tribunale venne applicato per presunte infiltrazioni mafiose, ma nel 2022 la corte d’appello annullò il sequestro. Successivamente l’immobile è entrato a far parte di una procedura esecutiva ed è stato pignorato.
Le operazione
Le operazioni sono scattate questa mattina e hanno impegnato polizia, carabinieri , guardia di finanza, polizia municipale, vigili del fuoco, operai della Rap. L’intervento è stato coordinato dalla prefettura di Palermo.
Lo sgombero già programmato
Molti, sapendo della sgombero programmato, sono andati via volontariamente o sono stati sistemati dal Comune negli ultimi mesi in altri alloggi, avendone diritto. Ad aprile erano 31 i nuclei familiari che vivevano nella scuola. Tra loro anche un dipendente pubblico. Oggi nella struttura c’erano ancore 15 persone.
La nota del Comune di Palermo
Ad operazioni concluse l’Amministrazione comunale esprime il proprio ringraziamento a tutte le forze e a tutti gli uffici che hanno collaborato alle operazioni che hanno posto fine all’occupazione dell’Istituto sito in viale Michelangelo, noto come ex Salvemini.
“Un ringraziamento particolare va alla Questura di Palermo, in testa alle forze dell’ordine impegnate nell’operazione, alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, alla Polizia Municipale, a Enel, alle maestranze intervenute e al Canile comunale, per il lavoro svolto in queste ore e per la collaborazione garantita nelle diverse fasi dell’intervento” si legge in una nota dell’amministrazione comunale di Palermo
L’operazione, disposta dall’Autorità giudiziaria, ha evidenziato le condizioni di grave criticità dell’immobile, con un concreto rischio di crollo, oltre a condizioni igienico-sanitarie particolarmente precarie, all’interno delle quali vivevano oltre 40 nuclei familiari.
“L’Amministrazione comunale, attraverso l’Assessorato all’Abitare sociale e quello alle Politiche Sociali, ha operato in stretto raccordo con il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e con tutti i rami della pubblica amministrazione per garantire una risposta alle diverse situazioni presenti. In particolare, è stato assicurato che quanti risultavano inseriti nella lista dell’emergenza abitativa potessero essere accompagnati verso una soluzione abitativa, mentre per le persone e i nuclei familiari caratterizzati da condizioni di fragilità è stata attivata la necessaria presa in carico attraverso il Pronto intervento sociale e il progetto PRInS, in capo all’Assessorato alle Attività sociali” continua la nota.
L’Assessore Fabrizio Ferrandelli
Per l’assessore all’Abitare sociale: “Oggi abbiamo assicurato il rispetto della legge senza lasciare indietro le persone. A chi ha scelto la strada del diritto, iscrivendosi alla graduatoria per l’emergenza abitativa, è stato garantito un percorso di risposta abitativa; a chi invece viveva una condizione di difficoltà o fragilità sono stati garantiti gli interventi sociali previsti dalla legge e la necessaria presa in carico.
Ma è altrettanto importante ricordare che, tra gli oltre 40 nuclei presenti nell’immobile, vi erano anche decine di persone e famiglie che disponevano di strumenti e condizioni adeguate per poter sostenere autonomamente la propria vita. Anche per questo è necessario distinguere le situazioni di reale bisogno da quelle nelle quali l’occupazione abusiva diventa una scelta e non una necessità.
La nostra responsabilità è quella di garantire il diritto alla casa a chi ne ha bisogno e ne fa richiesta attraverso gli strumenti previsti, ma anche di impedire che il bisogno possa diventare terreno di sfruttamento o che l’illegalità possa sostituirsi alle istituzioni. Il welfare pubblico deve essere una porta di accesso ai diritti, non uno strumento nelle mani di chi vuole approfittare delle fragilità”.
Con l’intervento di oggi si pone fine a una situazione di precarietà che per troppo tempo ha coinvolto numerosi nuclei familiari, ma si restituisce anche controllo e legalità su un patrimonio pubblico occupato abusivamente.
È fondamentale che non esistano zone grigie nelle quali, facendo leva sul bisogno delle persone, possano svilupparsi forme di sfruttamento o di intermediazione illegale. Nel corso delle attività di controllo del territorio sono infatti emersi nel tempo anche elementi relativi a presunte attività illecite e a situazioni nelle quali il bisogno abitativo sarebbe stato utilizzato come strumento di pressione, arrivando persino alla richiesta di somme di denaro per poter mantenere l’occupazione e usufruire dei servizi essenziali all’interno dell’immobile.
La risposta dell’Amministrazione deve essere quindi duplice: da una parte garantire il diritto all’abitare e la presa in carico delle persone più fragili; dall’altra riaffermare con fermezza il principio di legalità e il rispetto delle regole, impedendo che qualcuno possa speculare sui bisogni delle persone più vulnerabili.
Ringraziamo ancora una volta tutte le istituzioni, le forze dell’ordine, gli uffici comunali e tutti gli operatori che hanno contribuito alla riuscita dell’intervento.
L’Amministrazione continuerà ad assicurare la massima collaborazione e il massimo coordinamento istituzionale affinché Palermo prosegua nel percorso di legalità, attraverso gli strumenti ordinari dell’amministrazione pubblica, capaci di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini e, allo stesso tempo, di porre un argine a chi sui bisogni e sulle fragilità cerca di costruire forme di controllo, sfruttamento o profitto illecito”.






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