Gigi Mangia noto imprenditore della ristorazione a Palermo ha inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio e ai Ministeri competenti per lanciare un appello per sensibilizzare le istituzione all’adozione di azioni concrete a sostegno del settore così duramente colpito dalla diffusione del contagio da Covid19 che ha paralizzato le attività durante il lockdown e anche con la riapertura le difficoltà rimangono molteplici.

“I rappresentanti di alcune tra le sigle più significative e rappresentative del comparto agro- alimentare-turistico hanno deciso di avviare un’azione di coesione, che unisca, senza differenza di bandiere o di loghi, gli interessi, la forza e la volontà di tutte le nostre imprese associate per dare adeguato supporto a tutti coloro che oggi vivono momenti di grande difficoltà e di ansia per un futuro che si profila sempre più a tinte scure e tutelare gli interessi e le legittime aspirazioni degli oltre 150.000 operatori che lavorano nelle nostre aziende – scrive -. Non vogliamo nasconderci dietro numeri che furono, non rappresentiamo più il 13% del PIL dell’Italia, ma rappresentiamo sempre la filiera che impiega il maggior numero di operatori. La nostra filiera è stata tra le più colpite dalle misure del distanziamento sociale, ed è stata la meno garantita. Molte imprese dopo più di tre mesi di lockdown, in un clima di paura diffusa, nell’incertezza delle regole hanno preferito non riaprire, confidando in una ripresa del mercato nel prossimo autunno, auspicando in misure di distanziamento meno restrittive e limitanti. Purtroppo questa speranza tra gli imprenditori si fa sempre più labile e un nuovo lockdown aleggia minaccioso e la speranza che già era poca si sta facendo più flebile”.

“In questo sconvolgente 2020 la stragrande maggioranza delle imprese di ristorazione subiranno gravissime perdite a causa dei mancati o poveri incassi per questi nove mesi trascorsi tra chiusure e paure – prosegue -. Non esiste alcuna attività di impresa medio-piccola che possa sopportare questo grave deficit, perché a fronte della contrazione fortissima degli introiti le spese di gestione sono rimaste le stesse, se non sono addirittura aumentate. Questi nove mesi potrebbero determinare un concreto pericolo di insolvenza, per tantissimi operatori della filiera produttiva e dell’indotto
Perché questo pericolo venga scongiurato Noi rappresentanti delle associazioni firmatarie abbiamo intenzione di lottare perché vengano adottate misure concrete per la salvaguardia delle imprese e per il loro rilancio. Non chiediamo provvedimenti tampone, non vogliamo ‘fondo perduto’, siamo consci delle difficoltà in cui versa la nostra amatissima Italia, non ‘piatiamo’ bonus che, oltretutto stentano a decollare, nonostante i coraggiosi interventi del Ministro Bellanova, ma con forte determinazione chiediamo che venga data concreta e congrua applicazione alle norme già varate e vigenti. Nello specifico due azioni : Reale possibilità di accedere alle linee di finanziamento garantite al 100% dallo Stato
Possibilità di utilizzare questi finanziamenti per operazioni di ristrutturazione del debito. Le garanzie messe a disposizione dallo Stato per accedere a linee di credito sono state attivate per quasi il 15% della massa stanziata. Ciò è accaduto perché nelle norme del Decreto Liquidità esiste un vulnus : la Banca che dovrebbe erogare il prestito deve necessariamente operare un’istruttoria, perché se così non facesse, il funzionario di Banca potrebbe essere ritenuto responsabile di aver erogato un prestito ad un soggetto che versava in potenziale rischio di insolvenza e di possibile fallimento. Non vogliamo credere che questo difetto d’impostazione sia stato voluto, ma è quanto mai necessario porvi rimedio con una norma scudo che tutelando l’operato della Banca liberi la stessa da future possibili responsabilità, permettendo così alle imprese di poter accedere alla linea di finanziamento, senza ulteriori impedimenti.
L’altra azione che chiediamo è quella che vengano raddoppiati i massimali della L3/2012. Con queste misure desideriamo operare una scelta dignitosa da uomini liberi e da appassionati imprenditori. Questa scelta può condurre in due direzioni. Agire in continuità per risanare le nostre imprese, agire per la liquidazione delle nostre imprese, avendo, così comunque uno strumento legale per ripianare in modo sostenibile i nostri debiti. Ricordiamoci che un’impresa risanata non disperde ricchezza e genera, comunque nuova occupazione, valore per il mercato, divenendo commerciabile e cedibile, attivando quel ricambio generazionale che è auspicabile. Siamo convinti che la ripartenza del nostro può avvenire solo se si provvederà all’emissione di interventi strutturali e risolutori e non certo con piccole misure dispendiose, inutili e dannose, perché alla lunga aggraveranno in modo cospicuo il Bilancio dello Stato. Per ottenere questi risultati necessitano risposte concrete in tempi brevi e ci aspettiamo che chi vuole davvero il Bene dell’Italia deve attuare tutto ciò in tempi brevissimi” conclude.