Palermo

Covid19 Sicilia, 5.692 i nuovi casi, 5.769 i guariti, 19 i morti, 50 ricoveri in meno

Sono 5.692 i nuovi casi di Covid19 Siciliani registrati a fronte di 35.727 tamponi processati in Sicilia. Ieri i nuovi positivi erano 1.818. Il tasso di positività sale al16% mentre ieri era al 13,8%.

Le vittime, i guariti, gli attuali positivi

L’isola è oggi al sesto posto per contagi. Gli attuali positivi sono 148.307 con un aumento di 327 casi. I guariti sono 5.769  mentre le vittime sono 19 portano il totale dei decessi a 10.282.

La situazione negli ospedali

Sul fronte ospedaliero restano 1.027, 50 ricoverati in meno rispetto a ieri, in terapia intensiva sono 60, 5 in meno rispetto a ieri.

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La situazione nelle singole province

A livello provinciale si registrano a Palermo 1.457 casi, Catania 1.064, Messina 1.078, Siracusa 538, Trapani 567, Ragusa 340, Caltanissetta 284, Agrigento 541, Enna 201.

Agenas: occupazione reparti risale a 16% e in 10 regioni

Dopo una leggera flessione nei giorni precedenti, nelle ultime 24 ore risale al 16% l’occupazione dei reparti di ‘area non critica’ da parte di pazienti Covid in Italia (esattamente un anno fa era al 41%) e cresce in 10 regioni: Abruzzo (al 23%), Basilicata (27%), Emilia Romagna (15%), Friuli Venezia Giulia (12%), Lazio (19%), Lombardia (11%), Molise (17%), Pa di Bolzano (9%), Sicilia (27%) e Valle d’Aosta (10%). E’ stabile invece l’occupazione delle terapie intensive al 5% (un anno fa segnava il 39%) e solo la Sardegna (al 13%) supera la soglia di allerta del 10%. Questi i dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) del 11 aprile 2022.

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La situazione nelle singole regioni

Nel dettaglio, a livello giornaliero, l’occupazione dei posti nei reparti ospedalieri di area ‘non critica’ da parte di pazienti con Covid-19 cala nella Pa Trento (11%) e nelle Marche (20%). E’ stabile nelle restanti 9 regioni: Calabria (33%), Campania (17%), Liguria (16%), Piemonte (10%), Puglia (22%), Sardegna (21%), Toscana (16%), Umbria (42%) e Veneto (10%). Supera la soglia del 20% in altre 7 regioni o province autonome: Umbria (42%), Calabria (33%), Sicilia (26%), Basilicata (27%), Puglia (22%), Abruzzo (23%) e Sardegna (21%). Sempre a livello giornaliero, l’occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti con Covid-19 cresce in Liguria (5%), Sicilia (8%), Umbria (8%) e Valle d’Aosta (6%). Mentre è stabile nelle restanti 17 regioni o province autonome: Abruzzo (al 6%), Basilicata (1%), Calabria (9%), Campania (6%), Emilia Romagna (4%), Friuli Venezia Giulia (1%), Lazio (7%), Lombardia (2%), Marche (4%), Molise (8%), Pa Bolzano (3%), Pa Trento (3%), Piemonte (3%), Puglia (8%), Sardegna (13%), Toscana (7%) e Veneto (3%).

Sequenziata in E-R la variante Xf, mix di Delta e Omicron

È stata isolata e sequenziata, per la prima volta in Italia, la variante del virus Sars-CoV-2, la Xf, una sorta di fusione fra la Delta e la Omicron. La scoperta, anticipata dall’edizione bolognese di Repubblica e che trova conferma in ambienti sanitari, è stata fatta al laboratorio di Pievesestina, a Cesena, diretto dal microbiologo Vittorio Sandri. Il tampone positivo era di un paziente che aveva importanti patologie, che ha contratto il Covid un paio di mesi fa e che poi è morto. “Ma non per la variante Xf – precisa Sandri a Repubblica – questo bisogna dirlo con molta chiarezza”.Variante già diffusa in Inghilterra, circa 100 casi.

Ogni valutazione sulle caratteristiche di questa nuova variante è prematura: nel laboratorio stanno continuando a studiare per cercare di capire affinità e divergenze con le varianti già note, la pericolosità, la contagiosità, la resistenza ai vaccini e alle terapie. La nascita di varianti (adesso si sta cercando di individuare la Xe, una mutazione di Omicron che dai primi studi risulta ancora più contagiosa) secondo Sandri è una cosa normale. “Il numero di casi è alto – dice ancora – il virus gira in maniera importante e si moltiplica: è normale la comparsa di mutazioni che possano portare a varianti. Il problema è capire quali e quante ne emergono e cosa piò voler dire”.

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