C’è una notte che Gianfranco Micciché non ha mai raccontato. Una notte di telefonate, di uomini convocati a casa, di un senatore del Pd nascosto dietro una porta mentre il padrone di casa recitava la parte davanti ai suoi stessi alleati. Una notte che decise chi avrebbe guidato l’Assemblea regionale siciliana. Ieri sera, dal palco del Barone Rosso di Enna, quella notte è diventata pubblica. E il protagonista che l’ha svelata è lo stesso Micciché, lì a festeggiare Mirello Crisafulli nella sua prima serata da sindaco.
La presenza del deputato regionale ed ex presidente dell’Ars sul palco di un sindaco di centrosinistra potrebbe sembrare un’anomalia. Micciché è tra i fondatori di Grande Sicilia, la creatura politica nata con Raffaele Lombardo, che ad Enna alle elezioni appena concluse sosteneva Ezio De Rose, lo sfidante sconfitto da Crisafulli. Ma la politica siciliana non si legge sui manifesti elettorali. Si legge nelle storie che circolano sottovoce, e che ogni tanto, in una serata di festa, qualcuno decide di raccontare ad alta voce.
Il debito della Kore
Tutto comincia negli anni del Governo Berlusconi. Crisafulli contatta Micciché con una richiesta precisa: serve una mano per far nascere a Enna la Kore, la prima università privata della Sicilia. Gli atenei siciliani remano contro, i veti non mancano. Micciché si spende con il ministro Letizia Moratti: autorizzazioni, risorse, via libera. La Kore nasce. E Mirello, uomo di parola, non dimentica.
La trappola
Anni dopo, Micciché viene eletto al Parlamento regionale e punta alla presidenza dell’Ars. Qualcuno, però, nei corridoi di Palazzo dei Normanni sta lavorando per fermarlo. È Crisafulli, ormai senatore, esponente del Pd, quindi formalmente dall’altra parte della barricata ad avvertirlo. Il telefono squilla: “Unnì sì… sto arrivando da Roma”. Micciché pensa a una visita tra amici. Invece Mirello ha un piano.
“Tu ha fari comu ti rico”, gli dice Crisafulli appena arrivato: chiama Cuffaro e Alfano, convocali a casa tua, e digli che non vuoi fare il presidente dell’Ars. Digli che vuoi l’assessorato alla Sanità. Micciché tentenna, ci pensa ma alla fine esegue, vuol fidarsi. Cuffaro e Alfano si presentano. E mentre i due siedono in salotto, Crisafulli resta nell’appartamento nascosto.
La scena che segue è puro teatro politico. Micciché recita la parte: rinuncia alla presidenza, vuole solo l’assessorato alla Salute. I due “sbiancarono”, racconta. A quel punto Micciché cala la carta vera: se l’indomani fosse stato eletto presidente dell’Ars alla prima votazione, avrebbe rinunciato all’assessorato. Un messaggio cifrato e inequivocabile sapeva tutto, sapeva chi lo stava tradendo, e stava dando loro un’ultima possibilità di cambiare rotta. Il giorno dopo, Micciché fu eletto presidente dell’Ars
Il conto è chiuso
“Io devo la mia elezione a Crisafulli”, ha detto ieri sera Micciché dal palco, senza lasciare spazio a interpretazioni. Un’amicizia che ha attraversato vent’anni, due schieramenti opposti, una stagione politica intera. L’uomo che aveva aiutato Mirello a costruire un’università contro i veti del sistema accademico siciliano era lì, in prima fila, ad assistere alla sua vittoria elettorale. La politica siciliana, si sa, ha una memoria lunga. E ogni tanto, in una serata di festa, decide di mostrarla tutta.






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