Il gup del Tribunale di Palermo Fabrizio Molinari ha condannato a 5 anni e 4 mesi Giuseppe Villano e Pietro Li Sacchi, funzionari dell’ufficio H del Dipartimento di riabilitazione alla Guadagna. A sollevare il caso fu l’ex manager dell’Asp 6 Antonio Candela riscontrando irregolarità in alcune fatture. Secondo quanto accertato dalle indagini sono state trovate pratiche false e accessi abusivi al sistema informatico dell’Asp per rimborsare cibo per celiaci e pannolini ad anziani non incontinenti, gente emigrata all’estero, mai esistita o addirittura morta. In sei erano finiti nell’inchiesta dell’operazione dei carabinieri Farmagate. Assolti nel processo celebrato con rito abbreviato i tre farmacisti: Gaetano Sirchia, Diego Genovese e Giuseppe Pepe.

La truffa fu smascherata nel dicembre 2014. A sollevare il caso fu l’allora manager dell’Asp 6 Antonio Candela che riscontrò una serie di irregolarità in alcune fatture presentate da tre farmacie e una parafarmacia. Un maxi danno al servizio sanitario nazionale da circa 200 mila euro. Dopo i primi riscontri gli investigatori piazzarono le cimici nell’ufficio di Li Sacchi e riuscirono a ricostruire il meccanismo che avrebbe consentito guadagni facili quanto rischiosi. In alcuni casi i rimborsi venivano chiesti da gente mai esistita, mentre in altre occasioni si trattava di persone che, convocate dagli inquirenti, hanno confermato di non aver mai chiesto pannolini o altro. Soprattutto perché non soffrivano di incontinenza.

La procedura infatti prevedeva che l’utente si presentasse con le false autorizzazioni emesse dall’Asp per la distribuzione in regime di convenzione. Poi le attività presentavano la documentazione per chiedere i rimborsi. Di questo meccanismo erano però all’oscuro i farmacisti, come loro stessi avevano sostenuto sin dall’inizio. Nel mirino erano finiti così Giuseppe Pepe (57 anni), socio accomandatario della farmacia Trossarelli di via Francesco Paolo Perez, Gaetano Sirchia (68 anni), titolare della farmacia Del Vespro di corso Tukory e Diego Genovese (76 anni), proprietario di una farmacia in corso Tukory.

Nessuno di loro però aveva preso attivamente parte del sistema e alla fine del processo il gup li ha assolti dai reati di falsità ideologica, falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di pubblico servizio e falsità in scrittura privata (perché il fatto non sussiste, o per non averlo commesso, o ancora perché i fatti non sono previsti dalla legge come reati). A Pepe era stato contestato anche il reato di corruzione. Resta ancora da chiudere la vicenda giudiziaria di Andrea Lo Iacono (titolare della parafarmacia di via Carlo Pisacane) che ha scelto il rito ordinario. Tutti quanti, dopo gli arresti, avevano trascorso prima un breve periodo in carcere e poi ai domiciliari. Proprio in quel frangente si è verificata una tragedia che ha colpito uno degli imputati. La moglie di Pepe infatti due giorni dopo la scarcerazione del marito si è suicidata lanciandosi dal sesto piano.