L’allora direttore generale dell’Asp di Palermo Antonio Candela ieri ha deposto, davanti alla seconda sezione del Tribunale di Palermo, come testimone nel processo sulla presunta truffa sulla gara per l’acquisto dei pannoloni da parte dell’Asp, accusando il suo predecessore Salvatore Cirignotta, imputato di turbativa d’asta e tentata concussione.

Il processo si basa sull’inchiesta scattata nel 2014, che vede al centro presunte irregolarità e pressioni ai vertici della commissione che doveva aggiudicare una gara d’appalto milionaria per la fornitura di pannoloni dell’Asp. “Fabio Damiani era preoccupatissimo, spaventatissimo per quella gara sui pannoloni. Di più, ne parlava con terrore, aveva molta paura di quel che gli sarebbe potuto accadere se non avesse consentito ciò che gli era stato chiesto”, ha detto l’attuale manager dell’azienda palermitana. Cirignotta, che dell’Asp 6 fu commissario straordinario, venne silurato su due piedi proprio per il presunto aggiustamento della gara da 50 milioni sulla fornitura dei pannoloni. La truffa fu smascherata dal commissario prima e manager ora dell’Asp 6, Antonio Candela, che riscontrò una serie di irregolarità nelle fatture presentate da tre farmacie e da una parafarmacia.

Cirignotta avrebbe cercato di spingere l’avvocato Damiani, allora presidente della commissione di gara, a far vincere una ditta piuttosto che un’altra. “Io gli dissi che lui era un funzionario pubblico, che doveva resistere – insiste Candela, davanti alla seconda sezione del Tribunale – e doveva tenere la schiena diritta”.

Nel corso del processo hanno già testimoniato altre figure di spicco come l’ex presidente della Regione e l’ex assessore alla Salute, Rosario Crocetta e Lucia Borsellino, che accompagnarono in Procura, il 31 gennaio 2013, Damiani e Candela, a denunciare i fatti.

Candela ha anche risposto alle domande del legale della difesa. L’avvocato Mario Fiaccavento, che assiste l’imputato con Giuseppe Lipari ha chiesto al manager i dettagli della sparizione delle prove più significative, per effetto di una misteriosa rapina subita dal presidente della commissione di gara. “Mi disse che nella borsa che gli sottrassero – spiega il testimone – c’era la pen drive contenente i verbali di gara, le schede prestabilite, i quadri sinottici della gara. Partendo dai dati contenuti nel pennino, lui avrebbe dovuto solo firmare quelle valutazioni fatte da altri, da cui si evinceva che l’offerta migliore era stata presentata dalla ditta Fater”. Al centro dell’interrogatorio anche una registrazione audio, andata sparita, della riunione.