E’ impossibile resistere alla tentazione di scrivere un post sul ministro Salvini. La mossa politica dell’estate ha spiazzato un po’ tutti. Soprattutto, alla fine, sembra aver spiazzato lo stesso Salvini: il Capitano ora appare fragile, confuso, persino intimidito dai colpi di clava che rete e social influencer – con Saviano in testa – gli hanno riservato dopo lo strappo con i Cinquestelle.

Il rimando a nuove elezioni e la rocambolesca richiesta di pieni poteri si sono dissolti, per lasciare spazio a quell’ultimo tentativo di resilienza che Salvini dovrà mettere in scena oggi al Senato: la “retromarcia su Roma” per scongiurare un governo giallorosso. Io non ho idea di come possa finire questa storia. Ma una cosa è certa. Non posso fare a meno di ringraziare il Ministro Matteo Salvini. Lo faccio di cuore.

State tranquilli, non sono stato colpito dall’insopportabile calura estiva. Per quel poco che vale, le mie sinapsi sembrano in grado di assolvere ancora decentemente al loro compito. Al Ministro, però, i ringraziamenti sono dovuti da parte di tutti gli italiani della zona “anta” e passa. La crisi balneare, il governo sotto l’ombrellone: che nostalgia, che ricordi, ne avevamo perso il sapore. Questa prassi, da tempo, viene considerata ammuina politica, ciarpame da relegare ai margini della memoria e della praticabilità istituzionale. Salvini l’ha rispolverata: tra una passarella al Papete e qualche selfie con bikini un po’ esagerati, il leader leghista manda tutto a carte quarantotto. Tutti a invocare un governo balneare. O le elezioni ad ottobre. O il governo giallorosso.

Nulla di appassionante, nulla che possa concretamente essere utile alle mille crisi che attanagliano il nostro Paese. Se avete del tempo da spendere, in questi ultimi scampoli d’estate, ho un piccolo consiglio per voi: fate una ricerca in retrospettiva. Affidatevi al sito della Rai, la televisione italiana e andate a caccia di video di quelle crisi balneari degli anni cinquanta, sessanta e settanta.

Come diceva un famoso cantautore, tra ieri e oggi la differenza salta agli occhi. Non è difficile stabilire chi sia bufalo e chi locomotiva. Non solo per il doppiopetto grigio di Fanfani a sfidare il solleone, elemento estetico da contrapporre ai mutandoni da spiaggia, e pettorali non esattamente tonici tonici, mostrati dal Capitano. Ieri e oggi, sono due mondi distanti. Da un lato, nel barocco e spesso incomprensibile linguaggio dei plenipotenziari Dcpsipcipsdi etc, balenavano talvolta sprazz di senso dello Stato e delle Istituzioni. Oggi siamo alla cagnara, all’offesa gratuita, allo sbuttanamento tanto per farlo, alle vendette personali, alla richiesta di poteri assoluti. Alle minacce. Amen. Insomma, è una crisi talmente incomprensibile da far sospettare che, le comprensibili ragioni della stessa, vadano tenute ben nascoste ai nostri occhi, per carità di Patria, per non far trasparire in filigrana lacci e lacciuoli che tengono insieme le istituzioni nel contesto globale che oggi viviamo.

Quelle “ragioni”, con molta probabilità sono radicate nei dossier internazionali di questo nostro Paese, dalla Via della Seta al conflitto libico, dai rapporti con il Qatar, alle vicende russe. Vista dalle periferie, però, questa crisi estiva è di una noia mortale. Ma inaccettabile agli occhi e alla pancia dei più che campano in balia di una crisi economica e sociale mai così profonda e devastante dai tempi del secondo dopoguerra. Vi assicuro che ai vecchietti di Isnello e Bompietro, alle tute blu di Termini Imerese, così come ai precari di Bagheria o dei tanti comuni siciliani in crisi economica – idealtypen, che magari in parte alle scorse europee avranno votato in buona fede per la Lega – questi botti estivi hanno aperto gli occhi. Credo che la Bestia salviniana (non è un’offesa, ma il nomignolo affibbiato alla ormai leggendaria macchina social del Ministro) abbia fatto cilecca. O sia stata mal consigliata. Lo scopriremo presto.