Da una parte una festa religiosa, a Siracusa, dall’altra, un rito popolare, a Palermo, che culmina con una sontuosa scorpacciata di arancine. Il 13 dicembre è il giorno in cui si celebra il martirio di Santa Lucia, la vergine siracusana che fu uccisa nel 304 dopo Cristo per essersi rifiutata di sposare un aristocratico per via di un voto a Sant’Agata dopo che le venne annunciata la guarigione della madre.

La morte di Lucia e le fonti storiche

In merito alla sua morte, si racconta che subì la decapitazione, come, peraltro, emerge nel dipinto di Caravaggio, Il Seppellimento di Santa Lucia, esposto sull’altare della Basilica di Santa Lucia, a Siracusa, ma ci sono altre fonti che parlano di una coltellata alla gola, del resto nel simulacro si scorge un pugnale conficcato all’altezza della gola.

Il martirio è corredato da un altro fatto drammatico, cioè che le furono strappati gli occhi, da qui nasce la tradizione di Lucia come protettrice dei ciechi, delle malattie degli occhi e degli oculisti. Ma in relazione alla data in cui si celebra la festa, altre fonti storiche la attribuiscono alla circostanza che il 13 dicembre è indicato come il giorno più corto e più buio dell’anno.

La processione e l’arrivo delle spoglie da Venezia

Di certo c’è che il legame tra Siracusa e Lucia è strettissimo e se oggi è la giornata della processione, con il simulacro che, dalla Cattedrale, in Ortigia, sarà portato in spalla fino alla Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, domani sarà quello dell’arrivo delle spoglie della martire da Venezia.

Un aereo atterrerà sulla pista della base militare di Sigonella, da dove in elicottero raggiungeranno il distaccamento dell’aeronautica in via Elorina a Siracusa. Infine con un pulmino arriverà nella Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime dove alle ore 16 Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, presiederà la celebrazione eucaristica, animata da animata dai Cori dell’Arcidiocesi di Siracusa. Alle ore 18 è prevista l’uscita della Reliquia del Corpo di Santa Lucia dal Santuario della Madonna delle Lacrime e la processione per piazza della Vittoria, via Dinologo, via Ragusa per giungere alla Basilica Santuario di Santa Lucia al Sepolcro dove si terrà l’Ottavario.

 

La scorpacciata di arancine a Palermo

A Palermo la tradizione di mangiare arancine in questo giorno trae origine da un episodio e fa riferimento alla grande carestia del 1646 che colpì tutta la Sicilia anche se va detto che sono ricostruzioni carenti di un fondamento storico ma legate alla narrazione popolare che, negli anni, si è sedimentata nella cultura dell’isola.

Per farla breve, la popolazione palermitana era in preda alla fame e dopo tante suppliche, nel giorno di Santa Lucia, arrivò in porto un carico di grano. C’era talmente fame che nessuno volle perdere tempo a dedicarsi alla molitura per preparare la farina per pane e pasta ma lo bollirono e lo condirono con un po’ d’olio, l’antesignano dell’arancina.

La carestia a Siracusa

Pure a Siracusa si celebra il miracolo dell’arrivo di un carico di grano che salvò, nel 1646, la città dalla fame. Solo che il periodo è diverso, infatti la tradizione narra che venne esposto il simulacro di Lucia e poco dopo comparve la nave ma era maggio. Infatti, a Siracusa, in occasione delle prime due domeniche di maggio, si festeggia Santa Lucia re quagghie. E prende questo nome perché, secondo la leggenda popolare, fu una colomba ad “annunciare” l’arrivo del bastimento di grano.