Il gip del tribunale di Palermo, Cristina Lo Bue, non ha convalidato il fermo, perché non c’è il pericolo di fuga, ma ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonino Borgia, 51 anni, imprenditore di Partinico accusato dell’omicidio di Ana Maria Di Piazza, la trentenne uccisa venerdì.

La donna, che gli aveva comunicato di essere incinta, è stata uccisa a coltellate. Nel corso dell’interrogatorio l’uomo si è detto “pentito” per avere ucciso quella donna.

Il giudice ha accolto le richieste della procuratrice aggiunta Annamaria Picozzi e della sostituta Chiara Capoluongo. Borgia, che aveva una relazione con la donna da circa un anno, ha confessato l’omicidio dopo il fermo e un lungo interrogatorio.

Nella sua versione dei fatti continua a ripetere che la vittima lo ricattava di rivelare alla moglie la loro storia. Una versione che viene contestata dalle amiche di Ana. La giovane mamma, adottata all’età di 4 anni, lo ha implorato fino alla fine di risparmiarla.

E lui, invece, l’ha colpita anche con un bastone. E’ in corso l’autopsia per verificare se veramente Ana Maria fosse incinta: secondo Borgia, l’amante gli avrebbe rivelato di aspettare un figlio da lui, minacciando di rivelare la circostanza alla compagna dell’attuale indagato. Il difensore dell’arrestato non ha chiesto alcuna misura cautelare alternativa.

Questo pomeriggio a Partinico si è svolta una fiaccolata silenziosa per le vie del paese. Un amico di Ana ha letto una poesia in sua memoria.

“La strada dove è passato il furgone e dove Ana ha tentato la fuga era molto trafficata in quelle ore della mattina – ha detto il comandante della compagnia di Partinico Marco Pisano che ha condotto le indagini – Abbiamo ricevuto una sola telefonata di una donna che si trovava a passare in quel tratto di strada. Donna che non era del comprensorio. Noi ci aspettavamo molte più telefonate ed invece ne è arrivata una sola”.