Potrebbero persino saltare l’udienza preliminare ed essere direttamente rinviati a giudizio 6 degli indagati dello stupro del Foro Italico a Palermo. E’ una delle ipotesi, avanzata dal Giornale di Sicilia, che si stanno facendo sempre più strada nella Procura di Palermo che sta portando avanti le indagini. Dopo aver chiuso quelle dell’unico minorenne (all’epoca del reato, ndr), il mese prossimo stessa sorte potrebbe riguardare gli altri 6 maggiorenni invischiati in questa turpe vicenda.

Il giudizio immediato

Si va facendo strada il giudizio immediato perché secondo la Procura ci sarebbe una “evidenza della prova di reità”. Si tratta di un procedimento speciale che porta ad anticipare il dibattimento senza finalità premiali per l’imputato. L’evidenza probatoria in questo caso sarebbe caratterizzata dal fatto che l’udienza preliminare potrebbe per l’appunto essere considerata superficiale. Ad inchiodare i ragazzi non solo le dichiarazioni della vittima ma anche messaggi scambiati attraverso i telefoni e le immagini di videosorveglianza che hanno immortalato il branco in compagnia della ragazza.

L’indagine chiusa per il più giovane

Ieri era filtrata la notizia che la Procura ha chiuso le indagini sul più giovane dei 7 indagati. Preludio ad una richiesta di rinvio a giudizio per il 18enne, ma a questo punto anche per lui potrebbe verificarsi la richiesta di giudizio immediato. Su questo caso scabroso, che ha avuto una eco nazionale considerando anche il cinismo e la gravità dei fatti, i magistrati hanno lavorato alacremente. Tanto da essere infatti riusciti a chiudere già il cerchio su uno dei 7 indagati. Ma a breve potrebbe arrivare anche la chiusura indagini per gli altri 6. Per tutti l’inizio del processo appare oramai dietro l’angolo.

Il video girato da uno degli stupratori

Uno “stupro di massa” come documenta il titolo del video girato da Angelo Flores che con il cellulare ha ripreso la violenza nei confronti della vittima inerme. Nel corso di una conversazione captata in caserma dai carabinieri, due dei ragazzi arrestati, Samuele La Grassa ed Elio Arnao, avevano parlato della necessità di nascondere i telefoni, uno dei quali sarebbe stato “seppellito” sotto terra forse perché conteneva altri video compromettenti.