E’ sicuramente uno spettacolo che suscita grande attesa quello proposto dalla Fondazione the Brass Group nell’ambito della stagione concertistica “Extra Series”, in scena “Butterfly Blues” di Gery Palazzotto, interpretato da Gigi Borruso, con le musiche scritte e eseguite da Marco Betta, Vito Giordano, Fabio Lannino e Diego Spitaleri, coreografie di Alessandro Cascioli ed eseguite da Alessandro Cascioli e Yuriko Nishihara.

Lo spettacolo è in programma domenica 1 marzo alle ore 18.30 al Real Teatro Santa Cecilia. Le piccole battaglie quotidiane, le grandi scommesse di sogni infranti, l’antimafia, il gioco di specchi della politica, le promesse e le disillusioni.

“Butterfly Blues” è il canto dolente di una generazione che voleva cambiare il mondo e invece si è accapigliata solo per cercare qualcuno su cui scaricare le sue stesse colpe. Nata come monologo sulle note di due pianoforti, in occasione di Piano City Palermo 2019, oggi “Butterfly Blues” è un’opera corale di voce, danza e musica che racconta chi siamo e chi non diventeremo mai.

L’idea è di Gery Palazzotto e nasce sulle basi di un gruppo artistico collaudato. Un gruppo che ha già portato l’innovazione dell’opera-inchiesta al Teatro Massimo di Palermo, il più grande teatro lirico d’Italia – con le “Parole Rubate” e “I traditori” indagini sui misteri delle stragi di mafia del 1992 – e che adesso torna con uno spettacolo intenso che non dà spazio a fraintendimenti: c’è una storia da raccontare, una vicenda di amore e depistaggi, di sesso e informazione, di speranza e disperazione.

Ed è una narrazione che non fa sconti. Dall’avvento del telefono agli inizi del ‘900 alla politica che governa coi clic sui social, dal potere del più importante sito porno del mondo agli effetti del compromesso storico con le sue “convergenze parallele”, dalla moltiplicazione dei processi sulla strage Borsellino al fallimento dell’antimafia chiodata che ha alimentato più carriere che speranze sociali, “Butterfly Blues” è la fine di un alibi per una generazione che si è costretta a vivere vite estranee. È soprattutto il tentativo di risposta alla domanda: cosa sarebbe successo se ci fossimo svegliati in tempo per guardare le cose in modo diverso, prima di dare la colpa a un altro?