Continuano senza sosta le indagini sull’omicidio di Antonio Di Liberto, il commercialista di 49 anni ucciso ieri mattina davanti la sua abitazione in via Umbria a Belmonte Mezzagno. Ad indagare la Dda ed i carabinieri che stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’efferato delitto.

Dai primi rilievi investigativi, sembrerebbe che Di Liberto abbia cercato di sfuggire a chi lo ha colpito a morte sparando contro di lui almeno 4 colpi di pistola calibro 7,65: il commercialista è stato trovato freddato dentro la sua auto, una Bmw nella quale probabilmente ha cercato rifugio o sulla quale stava salendo. Di certo è stato atteso davanti casa da uno o più killer.

Di Liberto, professionista molto noto a Belmonte ed anche a Palermo, era fratello dell’ex sindaco di Belmonte Mezzagno, Pietro, al quale, cinque anni fa, il Cga aveva contestato «vincoli parentali e cointeressenze economiche con soggetti ed enti contigui alla criminalità organizzata». L’interessato aveva così replicato: «Mi contestano la parentela di ottavo grado con il figlio del fratello di mia nonna (Bisconti), che non vedo da vent’anni e l’avere incontrato per lavoro un soggetto che risulta essere oggetto di indagini».

Nella famiglia del commercialista infatti, è rintracciabile una parentela più che scomoda. Antonio Di Liberto era cugino
di Filippo Bisconti, il boss di Belmonte Mezzagno che si è pentito e che collaborando con gli inquirenti ha reso dichiarazioni che svelerebbero gli affari di Cosa nostra tra Belmonte, Misilmeri e Palermo.

Bisconti è stato arrestato insieme a Settimo Mineo mentre cercavano di ricostruire la Cupola e rimettere ordine tra le famiglie mafiose dopo le recenti operazioni antimafia che hanno assestato un duro colpo proprio alla Cupola.

Antonio Di Liberto non aveva tuttavia precedenti penali. Stimato ed apprezzato da molti per le sue qualità umane e professionali, la sua morte ha lasciato sgomenta un’intera comunità. Spetta agli inquirenti adesso capire perché e da chi sia stato ucciso. La scientifica sta cercando di far luce sull’agguato.

Il finestrino del lato guida è esploso sotto i colpi della pistola semiautomatica. Ascoltati dai carabinieri in queste ore parenti ed amici. Nella villa di Di Liberto sono presenti telecamere di sorveglianza ma da primi accertamenti sembrerebbe che non abbiamo registrato immagini ritenute rilevanti.

Intanto ieri sera i carabinieri sono tornati nell’ufficio di Di Liberto, in via Aldo Moro a Belmonte Mezzagno, per cercare elementi utili alle indagini.
Secondo quanto raccontano alcuni in paese nei giorni scorsi i militari erano stati nello stesso ufficio per eseguire alcune perquisizioni.

La salma del commercialista è stata portata all’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo dove verrà eseguita l’autopsia.

Nel frattempo cordoglio è stato espresso dal Pd di Belmonte Mezzagno tramite un volantino affisso in paese e nel quale si legge: “Abbiamo appreso con immenso turbamento la notizia della barbara uccisione di Antonio Di Liberto. Un’ignobile crimine che suscita sdegno e incredulità e che colpisce tutta la comunità belmontese.
Nell’augurarci che le autorità competenti facciano tutto il possibile per assicurare alla giustizia i responsabili di questo efferato delitto, esprimiamo alla famiglia Di Liberto i sentimenti della più intensa vicinanza e del più profondo cordoglio”.

Il volantino del Pd ha suscitato non poche polemiche: sia per la parentela scomoda di Di Liberto, sia per la sua posizione, al momento poco chiara, dopo le perquisizioni che sarebbero state effettuate prima del delitto.

Messaggio di cordoglio anche da parte del sindaco di Belmonte, Salvatore Pizzo, che dice: “Tutta la comunità è profondamente scossa da come uno stimato professionista, virtuoso padre e marito è stato strappato alla vita in modo così vile e barbaro. Ci stringiamo con dolore al cordoglio della famiglia e delle persone a lui vicine. Oggi più che mai la nostra comunità ha bisogno di ritrovare unità, la morte di Antonio Di Liberto, dottore commercialista, è un fatto terribile per tutti, i responsabili devono pagare in sede giudiziaria, abbiamo sete di giustizia, di conforto”.

E ancora: “Resta il dolore per quanto è accaduto e voglio esprimere la massima vicinanza alla famiglia che sta affrontando questo forte dramma. E’ stato un episodio per cui difficilmente si trovano parole adeguate, ma davanti al quale lo Stato deve dimostrarci di poter reagire prontamente.
Aspettiamo di conoscere i primi elementi dei rilievi, un primo segnale è arrivato con il puntuale lavoro delle forze dell’ordine locali e della Procura della Repubblica che hanno immediatamente iniziato il percorso di indagine volto a individuare i colpevoli di questo efferato delitto”.