Solo l’ultima tranche “conta” 15 vittime, tra operai deceduti e gravemente malati. Dall’inizio della maxi inchiesta sugli effetti dell’amianto sui dipendenti di Fincantieri Palermo, per anni costretti a lavorare a contatto con il pericoloso materiale senza alcuna protezione, le vittime sono state 192. Oggi, davanti al gup Cesare Vincenti, si è aperta l’ultima, in termini di tempo, udienza preliminare che dovrà decidere il rinvio a giudizio di Luciano Lemetti, Giuseppe Cortesi e Antonino Cipponeri, ex vertici della società imputati di omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime.

I procedimenti celebrati finora sono stati sei. Uno con condanne già definitive dei tre responsabili e risarcimenti record per i familiari dei morti e per gli operai ammalati di asbestosi e mesotelioma pleurico, patologie “classiche” per chi ha lavorato esponendosi al contatto con le fibre di amianto. Altri due procedimenti pendono in appello, tre si trovano davanti al giudice monocratico. Il settimo è cominciato oggi con la costituzione delle parti civili: oltre ai dipendenti o i loro familiari, la Fiom, difesa dall’avvocato Fabio Lanfranca, la Camera del Lavoro e l’associazione Medicina Democratica.

Nel tempo gli imputati si sono difesi sostenendo che i rischi dell’esposizione all’amianto sulla salute umana sono noti solo da pochi anni. Ma diverse consulenze hanno stabilito che la pericolosità del contatto e dell’inalazione con la sostanza in letteratura sono conosciute fin dagli anni ’50 e che sarebbero state sufficienti mascherine di poco valore economico per tutelare i dipendenti di Fincantieri.