Ultima giornata di interrogatori di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sui presunti appalti truccati in Sicilia. e’ il giorno più atteso, quello durante il quale a parlare con i magistrati sarà l’ex Presidente della Regione Totò Cuffaro che, in base alla ricostruzione dell’accusa, sarebbe stato il fulcro dell’intera vicenda, di quello che è stato chiamato il “sistema Cuffaro”.
Cuffaro e le prime affermazioni
Già nell’immediatezza della consegna dell’avviso di comparizione Cuffaro aveva espresso perplessità, parlato di un concorso, quello di Villa Sofia, che in realtà era solo una stabilizzazione come ha fatto anche ieri un’altro degli indagati. E’ ipotizzabile che cose da dire in sua difesa Cuffaro ne abbia tante.
Non solo Cuffaro
L’ex segretario della Dc dimessosi nei giorni scorsi, non è l’unico ad essere sentito oggi, Con lui tocca ai suoi principali collaboratori. A partire dalle 9.30, sfileranno in tribunale anche il capogruppo della Dc all’Ars Carmelo Pace e poi Antonio Abbonato e Vito Raso.
Ieri è toccato a Saverio Romano
Era stato anticipato a ieri, invece, l’interrogatorio di Saverio Romano, rimasto con i magistrati un’ora e mezza:”Ho chiarito la mia posizione come ho detto prima di essere sentito, rispondendo alle domande che mi sono state poste” ha detto il parlamentare di Noi Moderati uscendo da palazzo di giustizia accompagnato dal legale Raffaele Bonsignore.
In merito alla presunta segnalazione di una persona per un subappalto all’Asp Siracusa, il politico ha detto che “le contestazioni sono quelle nei capi di imputazione ma non è accaduto, non c’è stata nessuna possibilità che potesse accadere perché – ha spiegato – ab origine non c’era nessun patto tra me e questi signori, ovviamente. E quindi non ci poteva essere, posto che non c’era il patto, nemmeno una ricaduta sul patto”.
Secondo Romano “il fatto al quale io devo necessariamente attenermi è che non c’è una sola intercettazione che mi possa riguardare. E anche nelle chat c’è mai un riferimento a patti criminosi”.
L’inchiesta appalti truccati
L’indagine nel suo complesso riguarda l’ipotesi dell’esistenza di un comitato d’affari illegale che gestiva appalti e concorsi pubblici nella sanità. Sia per Romano che per Cuffaro la procura ha chiesto gli arresti domiciliari. Secondo l’accusa avrebbero pilotato un appalto bandito dalla Asp di Siracusa al cui vertice era stato piazzato, proprio su pressione di Romano, il manager Alessandro Maria Caltagirone. Ma nei quattro capi d’imputazione principale oltre all’Asp di Siracusa ci sono anche un concorso all’ospedale Villa Sofia di Palermo e le forniture al Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale






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