Dieci mila euro al mese. Tanto avrebbe “guadagnato” il direttore generale dell’Asp di Trapani, Fabio Dmiani, già coordinatore della Centrale unica di committenza per le gare della Regione. Lo ha raccontato il faccendiere Salvatore Manganaro che non è più in carcere. Niente tangenti singole quindi per Fabio Damiani, racconta Manganaro: meglio una sorta di stipendio. Proseguono le indagini dell’inchiesta Sorella Sanità.

Con queste e altre dichiarazioni Manganaro si è guadagnato i domiciliari, come riporta il Giornale di Sicilia. L’imprenditore dell’Agrigentino parla dopo le reticenze iniziali e, col parere favorevole dei pm, Manganaro va ai domiciliari. I suoi legali adesso potrebbero chiedere il rito abbreviato. Per chi non lo chiederà udienza invece l’1 febbraio, davanti alla terza sezione del Tribunale: con Damiani ci saranno Antonio Candela, ex commissario anti-Covid della Regione ed ex direttore generale dell’Asp 6 di Palermo, più altri sette.

Nel mirino del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e del pool coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis una serie di gare e di appalti (per un importo di oltre 600 milioni) che sarebbero stati truccati e condizionati negli ospedali e nelle strutture sanitarie siciliane. Gli arresti scattarono il 21 maggio: Fabio Damiani è in carcere da oltre cinque mesi, Candela è ai domiciliari come Giuseppe Taibbi, considerato il suo faccendiere. Imputati anche alcuni imprenditori: l’amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie spa Roberto Satta, il responsabile operativo per la Sicilia della Siram Angelo Montisanti; il direttore unità business centro sud di Siram Crescenzo De Stasio, detto Salvatore; il referente occulto dell’azienda Ferco Ivan Turola e Salvatore Navarra, presidente del consiglio di amministrazione di Pfe spa, anche lui protagonista di ammissioni, non ritenute però soddisfacenti dall’accusa.