• Intestazione fittizia di beni, niente carcere per Paolo Ruggirello lo ha deciso la Cassazione
  • L’inchiesta riguarda il boss di Castellamare Mariano D’Asaro ed il suo obiettivo di aprire uno studio dentistico a Paceco
  • Ruggirello secondo l’accusa sarebbe stato un facilitatore

Intestazione fittizia beni, niente carcere per Paolo Ruggirello

L’ex deputato regionale del Pd Paolo Ruggirello non andrà in carcere. La corte di Cassazione non ravvisa la necessità della custodia cautelare e, accogliendo le osservazioni del difensore Vito Galluffo, ha stabilito anche che “il fatto non sussiste”.

L’indagine è quella relativa all’accusa di concorso in intestazione fittizia di beni nell’ambito della inchiesta della Dda sul boss di Castellamare Mariano Asaro e del suo intento di aprire uno studio dentistico a Paceco. Ruggirello, secondo l’accusa, avrebbe dovuto avere il ruolo di “facilitatore” delle procedure amministrative e burocratiche per la convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale dello studio odontoiatrico.

Già il tribunale del riesame aveva disposto l’annullamento degli arresti (e tra questi anche quello del principale indagato Mariano Asaro), ma la Dda oppose ricorso in Cassazione chiedendo nuovamente la carcerazione preventiva.  Ora il pronunciamento decisivo della suprema Corte.

Anche per Carmelo Salerno, coindagato con Ruggirello, la Cassazione ha respinto il ricorso della Dda. L’ex deputato regionale rimane però agli arresti domiciliari perché sotto processo nell’ambito di altro procedimento, quello denominato “Scrigno” sul rapporto tra mafia, imprenditoria e politica a Trapani.

Intestazione fittizia beni ed il coinvolgimento del boss Mariano D’Asaro, da dove era partita l’indagine

Secondo l’accusa, Asaro, con l’ausilio di Salerno e di altri indagati, avrebbe creato una società intestata a prestanomi per la gestione di un ambulatorio odontoiatrico a Paceco. Secondo i carabinieri, al momento delle indagini, grazie all’intervento dell’ex deputato regionale Paolo Ruggirello, raggiunto da informazione di garanzia, lo studio doveva essere convenzionato con la mutua.

Le indagini, coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo, hanno permesso di dimostrare il perdurare dell’appartenenza di Asaro all’associazione mafiosa. Era tornato in libertà dopo una lunga detenzione nel giugno del 2018, ma indagini dei carabinieri permettevano di monitorare i rapporti che lo stesso continuava ad intrattenere con diversi esponenti mafiosi, tra i quali Rocco Coppola e Carmelo Salerno. In molti degli incontri riservati, Asaro esternava il suo astio nei confronti del vertice della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, Francesco Domingo, e dei collaboratori di giustizia, e in particolare nei confronti di quelli che lo avevano accusato dell’omicidio del pubblico ministero di Trapani, Giangiacomo Ciaccio Montalto, fatta eccezione per il ‘pentito’ Francesco Giuseppe Milazzo che lo aveva ‘salvato’ dichiarando la sua estraneità a quell’omicidio.

Dopo la sua scarcerazione Asaro, lo accusa la Dda, ha costituito una società, da intestare fittiziamente alla cognata Maria Vincenza Occhipinti sottoposta a obbligo di dimora, per la gestione di un ambulatorio di odontoiatria da aprire a Paceco. In questo progetto Asaro era coadiuvato da un’altra indagata, Maria Amato, sottoposta anche lei all’obbligo di dimora, moglie di Rocco Antonino Coppola, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa, per aver predisposto il necessario per l’organizzazione di incontri con vari latitanti tra cui Matteo Messina denaro e Vincenzo Sinacori. Amato, in qualità di collaboratrice di uno studio notarile, predisponeva la documentazione e gli atti per la costituzione della società di capitali voluta da Asaro, mentre Coppola, presentava al boss un medico compiacente, Vito Lucido, interdetto dall’attività per un anno. Asaro poteva contare, ritiene la Dda, sul capomafia di Paceco, Carmelo Salerno, arrestato, e sull’ex deputato Ruggirello al quale i carabinieri hanno notificato un’informazione di garanzia.

Quest’ultimo veniva incaricato di attivarsi con i vertici dell’Asp affinché l’ambulatorio di odontoiatria fosse convenzionato con il servizio sanitario. Secondo l’accusa Occhipinti, incensurata, diede la propria disponibilità ad intestarsi fittiziamente la società, il dottore Lucido accettò di comparire come direttore sanitario per l’ottenimento delle autorizzazioni sanitarie ed al convenzionamento con la mutua. Ruggirello, questa era l’ipotesi dell’accusa, avrebbe attivato l’iter burocratico all’Asp per ottenere le autorizzazioni necessarie e l’essenziale convenzionamento con la mutua, cosa che l’ex deputato regionale fece prospettando in un primo tempo che l’interessato allo studio era un suo “cugino”.