È una Cosa nostra che non lenta la presa quella palermitana, alla quale stamattina la polizia ha inferto l’ennesimo duro colpo. In manette in 25 tra boss e gregari della Cosa nostra di Brancaccio, legata ancora ai vecchi business ma che guarda anche alle nuove frontiere dei guadagni: dalle slot machine alle case di riposo per gli anziani.

NOMI E FOTO DEGLI ARRESTATI

È il Questore di Palermo, a margine della conferenza stampa dell’operazione Maredolce 2, che scatta la fotografia del mandamento di Brancaccio, una consorteria sempre attiva in vari fronti, dal pizzo alla droga, al contrabbando. “Registriamo un attivismo delle associazioni mafiose in tutto quello che può essere un business – dice Renato Cortese -. Dal traffico di droga, che adesso viene svolto in maniera diretta dai clan, allo storico traffico di sigarette di contrabbando, al business delle macchinette dei videopoker, alle locazioni di case di riposo per anziani che venivano riempite dalla mafia”.

Il Questore conferma la forza di Cosa nostra nella sua continua capacità di riorganizzarsi nonostante i continui colpi inferti dalle numerose operazioni antimafia. “La sua forza è stata da sempre la sua riorganizzazione continua – continua Cortese – e la capacità di dare comando nei mandamenti in cui è divisa”. Nel corso dell’ultima attività di polizia sono stati registrati diversi incontri tra soggetti appartenenti a mandamenti diversi. Incontri importanti per pianificare tutte le attività relative all’organizzazione e alla pianificazione dei diversi business illeciti a cui Cosa Nostra mira.

Cosa Nostra però continua a fare paura ai commercianti e si contano in una mano le denunce. Lo conferma Minissale Giancarlo, il dirigente della sezione criminalità organizzata della Questura. “Poco è cambiato ancora dal punto di vista della collaborazione di commercianti e cittadini – afferma -. Se prima erano tutti allineati sulla stessa linea di pensiero, oggi si registra una mentalità diversa ma mancano ancora le denunce”. Per il dirigente a Palermo qualcosa è cambiata ma gli imprenditori tendono ancora ad una sorta di resistenza passiva o, quantomeno, “di limitare i danni”.

Sulla scia di questi cambiamenti, anche i mafiosi si allineano tanto che Salvatore Testa, arrestato nell’operazione di oggi, diceva riferendosi ad un imprenditore taglieggiato: “Piano Piano, se questo mese non paga vediamo il mese successivo”. Un segnale dei tempi.

Il controllo del territorio rimane comunque essenziale per Cosa nostra. Minissale porta l’esempio di una furto avvenuto ai danni di un esponente del clan di Brancaccio registrato dalle intercettazioni. “Si tratta di un danno d’immagine per la mafia prima ancora di essere un danno economico – continua il capo della Sco -. Un rapinatore non autorizzato entra nella dinamiche economiche di Cosa nostra”, e questo per i boss palermitani è inammissibile.