La realtà virtuale ha simulato la mafia e, in particolare, il fenomeno del pizzo a Palermo: il risultato potrebbe aiutare a individuare strategie efficaci per combatterla, perché la simulazione al computer permette anche di sperimentare le strategie di contrasto alla criminalità organizzata.

Lo stesso modello potrebbe essere usato anche per contrastare il terrorismo.

La simulazione, pubblicata sulla rivista Complexity, si deve al progetto europeo Gloders, al quale partecipa l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc). Coordinato dall’università britannica del Surrey, il progetto studia i meccanismi e le dinamiche di racket a livello europeo.

Il modello riproduce virtualmente, a Palermo, i meccanismi alla base della raccolta del pizzo, la forma di estorsione con cui i proprietari di attività commerciali sono costretti a versare una parte dell’incasso alla mafia in cambio di ‘protezione’. “Abbiamo identificato quali attori principali del modello i mafiosi, i commercianti, i cittadini, lo Stato e le associazioni non governative come Addiopizzo, da anni in prima linea contro la criminalità organizzata in Sicilia”, spiega Giulia Andrighetto del Cnr-Istc, che ha coordinato lo sviluppo del modello. Una volta identificati gli attori, sono state simulate le dinamiche del fenomeno e, confrontando i risultati con i dati reali raccolti a partire dagli anni ’80 a Palermo, è emersa una corrispondenza tra simulazione e realtà. I ricercatori hanno quindi testato due diverse strategie di contrasto alla mafia: una autoritaria e una dal basso.