Le mani della mafia sulle sale bingo di Palermo. Da circa una settimana, la Prefettura ha chiuso la famosissima sala bingo Kursaal di via Amari, di fronte al Teatro Politeama. Un punto di riferimento per gli amanti del gioco che potevano tentare la fortuna 22 ore su 24 (chiudeva solo dalle 4 alle 6 per le operazioni di pulizia) che adesso non c’è più.

Il suo titolare Massimo Monti, come scrive Repubblica Palermo, è coinvolto in due diverse indagini di mafia e su di lui pende una denuncia per favoreggiamento.

Il chiacchierato imprenditore, dalle scomode amicizie negli ambienti malavitosi, avrebbe avvisato delle indagini il boss di Porta Nuova Paolo Calcagno. Ricevuti gli atti dai carabinieri il prefetto Antonella De Miro ha firmato l’interdittiva antimafia.

La posizione di Massimo Monti, 40 anni, non è semplice. Imparentato con i fratelli Giorgio e Cosimo Vernengo arrestati l’1 luglio per mafia nell’operazione “Bingo Family”, Monti ha rapporti con le famiglie che gestiscono sale scommesse, Bingo, sale giochi in città.

L’uomo è stato chiamato a deporre nell’ambito del procedimento Panta Rei che ha azzerato il mandamento di Porta Nuova lo scorso dicembre. Il nome di Monti emerge inoltre fra i commercianti che pagavano il pizzo alla famiglia del Borgo Vecchio.

Come racconta ancora Repubblica Palermo, Monti non denunciò spontaneamente l’ estorsione, ma di fronte alle prove schiaccianti degli inquirenti ammise di aver pagato il pizzo. Ventimila euro ogni anno, consegnati in contanti in una busta il sabato prima della domenica delle Palme.

Sempre nella sua deposizione nell’inchiesta Panta Rei Massimo Monti non riconobbe nessuno degli affiliati che gli inquirenti gli mostrarono in foto. Ma quando uscì dalla caserma dei carabinieri andò in un bar dove fu fotografato seduto ad un tavolino con Paolo Calcagno, reggente del mandamento di Porta Nuova e Ludovico Scurato, il “responsabile” delle estorsioni per il mandamento. Da qui è scattata la denuncia per favoreggiamento, perché secondo gli inquirenti, Monti avrebbe subito riferito ai boss il motivo della sua deposizione in caserma avvisandoli delle indagini a loro carico.

Le evidenze dei legami tra Monti e le famiglie mafiose sarebbero molteplici. Il bar del Kursaal, ad esempio, era gestito dalle stesse persone che gestivano il bar della sala bingo della Guadagna, finita al centro dell’ ultima operazione dei Ros dei carabinieri “Bingo Family”.

Nell’intreccio tra mafia e sale bingo entra anche Pippo Gennuso, il deputato eletto nell’Mpa e componente del gruppo Pid-Grande Sud, che si è rifugiato nella sua Siracusa da dove fa sapere di temere per l’incolumità della propria famiglia.
Gennuso infatti, ha reso ai carabinieri alcune dichiarazioni che hanno permesso agli inquirenti di ricostruire il puzzle che ha portato agli arresti dell’operazione “Bingo Family” che ha assicurato le manette ai polsi dei gregari della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù.

Tra le persone finite in carcere, ci sono appunto, anche i fratelli Giorgio e Cosimo Vernengo. E nella stessa indagine sono stati acquisiti elementi, tuttora all’ esame degli inquirenti, anche nei confronti dei detenuti Natale Giuseppe Gambino, 58 anni, sottocapo della cosca, Salvatore Profeta, 71 anni, al vertice del clan, entrambi già colpiti dai provvedimenti restrittivi eseguiti dal Ros nel dicembre 2015 nell’ambito dell’ operazione “Torre Dei diavoli” e, come Cosimo Vernengo, scarcerati a seguito della richiesta di revisione del processo per la strage Borsellino.

Dalla scorsa estate, il deputato Gennuso, insieme ai figli Luigi e Riccardo, è titolare di una sala Bingo in via Villagrazia, nel rione Guadagna. Agli investigatori ha denunciato di essere stato sottoposto a minacce e ad una richiesta estorsiva di 50mila euro, dopo aver cercato di allontanare dalla sua sala Bingo i gestori del bar che non pagavano l’affitto da 8 anni.

Adesso Gennuso ha paura e non vuole più tornare a Palermo. A febbraio ha chiesto il porto d’ armi e poi ha scritto al ministro degli Interni Angelino Alfano, ai prefetti di Siracusa e Palermo, al presidente dell’ Assemblea Giovanni Ardizzone e al governatore Rosario Crocetta, rappresentando “una situazione di grave pericolo”.
Gennuso chiede “l’adozione di ogni opportuna misura di sicurezza e salvaguardia necessaria a prevenire le possibile ritorsioni”.