Un evento nell’evento, quello in programma alle 18 di giovedì 18 febbraio al Caffè del Teatro Massimo, dove Emma Dante leggerà alcuni brani tratti da “Dido Operetta Pop” di Beatrice Monroy. Un romanzo comico e visionario, brillante e fuori dagli schemi, che lega i temi della contemporaneità – gli sbarchi clandestini, la condizione della donna, il potere, i social media – alla potenza di un Mito. Come quello femminile classico rappresentato da un’indimenticabile Didone, un po’ svampita eppure intensa, che sembra precipitare per caso negli eventi e che entra, appunto, nel Mito con passo leggero. Un’indagine sul senso dell’essere donne e uomini oggi nell’Europa del Sud.

«Il viaggio nel libro autobiografico che ho fatto con “Oltre il vasto oceano” – spiega Beatrice Monroy – mi ha aiutato a compiere un altro importante percorso di radici artistiche, il cui risultato è proprio Didone. Didone, che è sostanzialmente è ognuna di noi, con in più il fatto che viveva dietro l’angolo, a quattro passi da noi. Se, infatti, vai a Cartagine, scopri che Ben Alì si era costruito la villa dentro le rovine della città. Qualcosa che potrebbe fare molto facilmente un qualunque mafioso».

Un testo, dunque, di grande forza inventiva, capace, attraverso il gioco di una riscrittura parodica e insieme impegnata, di parlare dei problemi di oggi.
A introdurre il pomeriggio, che si annuncia ricco di emozioni grazie alla presenza dell’attrice, regista e drammaturga italiana Emma Dante, sarà Clelia Lombardo.

L’AUTRICE

Beatrice Monroy vive a Palermo. È narratrice, drammaturga, autrice di testi per RadioRai. Insegna drammaturgia alla Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo diretta da Emma Dante. Ha pubblicato diversi libri. Nel 2013 è uscito per Avagliano editore il romanzo “Oltre il vasto oceano. Memoria parziale di Bambina”, opera candidata al Premio Strega 2014.

IL LIBRO
Alla morte del marito, Elissa è spinta dalla sorella Anna a lasciare la città, una città corrotta e sprofondata nella violenza. Le due si mettono in viaggio, seguite da uomini e donne che, come loro, desiderano vivere in un luogo migliore. Così Elissa diventa Didone, l’errante, ma anche la Regina che fonderà una nuova città per il suo popolo, Cartagine. Durante la traversata, s’imbattono in cadaveri galleggianti, sirene che gridano festose e malefiche arpie. Arrivano in Libia. Un vero e proprio sbarco tra i bagnanti inorriditi, poiché vedono le promesse del loro pacchetto vacanze miseramente andare in fumo. In una notte di tempesta, arriva Enea. Gli dei ci mettono lo zampino ed Enea, condotto per mano da sua madre Venere, vera mamma mediterranea, seduce Didone, ritrovandosi così in una storia d’amore che non lo convince. Ma arrivano anche i tempi dell’addio. Enea, come da copione, prepara in segreto le sue vele, senza dire a Didone che vuole abbandonarla. Lui non dà spiegazioni. Lei è perduta. Entra in scena la disperazione della Regina. Sembra che le cose si siano messe definitivamente male per Didone, ma è proprio a questo punto che la storia compie una brusca giravolta.

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