Nei reparti di ortopedia dell’ospedale Civico, del Policlinico, di Villa Sofia e del Buccheri La Ferla tante delle vittime delle bande degli spaccaossa sono state refertate.

Erano seguite e accompagnate in questo viaggio doloroso. Bisognava stare attenti che tutto filasse per il verso giusto e soprattutto che nessuno di questi disperati, finiti nella rete di uomini e donne senza scrupoli, dicesse qualcosa che avrebbe potuto fare scoprire la truffa.

Eppure i medici che hanno visitato e refertato le vittime con la loro esperienza avrebbe potuto segnalare le tante anomalie riscontrate in queste ferite.

Uno specialista attento avrebbe notato la differenza tra una frattura provocata da un incidente e una da colpi di dischi di ghisa o mattoni di cemento.

E adesso gli agenti di polizia stanno cercando di verificare se dentro gli ospedali palermitani le bande potevano contare su alcuni medici e infermieri collusi.

Questo filone potrebbe portare a nuovi provvedimenti. Sono tanti i collaboratori adesso che potrebbero raccontare di come venivano refertate le vittime e se c’era una corsia preferenziale per la banda degli spaccaossa che accompagnavano ai pronto soccorso questi poveri cristi che per pochi euro si sono rovinati per sempre la vita.

Secondo le prime indagini solo dopo il provvedimento di fermo dell’8 agosto, la prima trance della maxi inchiesta Tantalo che aveva portato a 11 arresti, diverse strutture sanitarie hanno iniziato a segnalare casi sospetti ai magistrati.

Tra le quasi mille pagine dell’ordinanza emerge che c’era chi sostava davanti ai pronto soccorso per controllare che tutto filasse liscio. Così davanti al Buccheri La Ferla e all’ospedale Civico.

In questa prima fase gli indagati son 247 e tra loro ci sono anche alcuni infermieri disposti, secondo il racconto dei collaboratori, predisporre referti falsi. Solo che alla fine le firme su quei fogli dovevano metterle i medici di turno.


A proposito di collaboratori c’era chi giurava e spergiurava che mai avrebbe accettato di raccontare qualcosa alla polizia.

“Buttarmi pentito mai e poi mai. Io è buono che mi danno l’ergastolo? Mi faccio l’ergastolo”, diceva mentre si trovava in carcere Franco Mocciaro, fermato lo scorso 8 agosto nel primo troncone dell’inchiesta.

Ma quando ha compreso di essere nei guai e rischiava una condanna a 20 anni ha deciso di svuotare il sacco e iniziare la sua collaborazione.

E adesso sono diversi che stanno raccontando gli orrori. Anche qualcuno tra i 42 fermati inizierà a raccontare quanto accadeva nelle bande. E dunque non è escluso che possano esserci nuovi provvedimenti in questa vicenda orribile giocata tutta sulle gambe e le braccia di povera gente disperata. L’aspetto certamente più terribile.