Staff e deputati vicini al Presidente della Regione sono arrivati a palazzo d’Orleans ieri a tarda ora dopo le parole del Presidente della Regione, Renato Schifani, che lasciano presagire una porta sbattuta in faccia a tutti.

Schifani minaccia le dimissioni: “Prendo atto e valuterò”

La frase, secca del presidente della Regione è arrivata pochi minuti prima delle 20 dopo che il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, aveva rincarato la dose chiedendo, di fatto, la generosità di una rinuncia alla ricandidatura per l’esigenza di cambiare  “Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo” dice in una dichiarazione tanto secca quanto significativa Schifani e continua “In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”.

La telefonata tesa con Tajani

Mentre il gruppo di deputati leali accorre a palazzo per sostenere il Presidente, si sviluppa ulteriormente la tensione questa volta sull’asse con Roma. E’ l’agenzia di stampa Ansa a raccontare un colloquio telefonico ad alta tensione tra il leader di Forza Italia Antonio Tajani e il presidente della Regione siciliana Renato Schifani.

Schifani chiede conto di un passaggio della dichiarazione di Minardo nella quale il commissario regionale del partito dice chiaramente che non si tratta di una sua idea ma di una richiesta precisa proveniente da Roma. E con Tajani il tema viene affrontato senza freni, in modo chiaro e diretto. Une telefonata che durerebbe anche a lungo.

Lo Schifani bis

Il nodo è proprio lo Schifani bis. Tajani sarebbe rimasto  colpito dall’ultima vicenda, ovvero l’inchiesta sull’avvocato Gaetano Armao. Le accuse mosse all’ex vice presidente della Regione ed ex consulente di Schifani che aveva un ufficio a palazzo d’Orleans, avrebbero fatto cambiare idea al segretario del partito che non avrebbe gradito la reazione del Presidente della Regione.

I nodi politici di oggi

I nodi politici di oggi vanno oltre il caso specifico. Il partito vorrebbe che il governatore ritirasse la propria candidatura nel 2027 e completasse il percorso ma adesso in ballo c’è la riflessione di Schifani che potrebbe, invece, scegliere di lasciare subito cogliendo tutti impreparati ad affrontare una immediata campagna elettorale che deve portare al voto entro tre mesi in questo caso.

Le reazioni delle opposizioni

Variegate le reazioni delle opposizioni. A La Vardera che invita “A liberare subito la Sicilia con dimissioni immediate” fanno eco dichiarazioni più politiche che vengono dal deputato del Pd Nello Dipasquale per il quale che legge la frase del presidente in modo diametralmente opposto: “Le dimissioni non si annunciano, si danno. Ho l’impressione che il governatore Schifani stia cercando ancora una volta di prendere tempo e di fare paura ai deputati della sua maggioranza”.

“Sono certo che ancora una volta Schifani resterà ben saldo sulla sua poltrona – aggiunge Dipasquale -. La mossa di paventare le dimissioni serve soltanto a gettare nel panico il centrodestra, e in particolare il suo stesso partito, Forza Italia, che di fatto lo ha sfiduciato attraverso le parole del suo commissario”.

La lunga giornata a palazzo

Schifani sta riflettendo e quella di oggi sarà una lunga giornata a Palazzo durante la quale non mancheranno i tentativi di mediazione. Il Presidente è ben più che infastidito ma anche chi lo invita pubblicamente a non ricandidarsi non ha interesse a che si dimetta oggi. C’è una manovra in corso di discussione da completare e una finanziaria da fare entro fine anno per non lasciare la regione senza bilancio. E ci sono alleanze ancora da stringere e una campagna elettorale da organizzare. Senza contare che eventuali dimissioni farebbero decadere anche i settanta di sala d’Ercole con un anno di anticipo