Alla luce dell’arresto del funzionario regionale Lucio Lutri, ex massone, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, è il presidente della Commissione antimafia all’Ars Claudio Fava ad intervenire e annuncia un’indagine sul rapporto tra le sette massoniche siciliane e la pubblica amministrazione dell’Isola. L’arresto è giunto questa mattina assieme ad altre sei persone ritenute vicina alla famiglia mafiosa di Licata capeggiata dal boss Giovanni Lauria.

“La commissione antimafia – afferma Fava – intende capire quanto sia diffusa, conosciuta e tollerata la presenza di affiliati alla massoneria nell’amministrazione della Regione Sicilia, anche alla luce dell’indagine della Dda di Palermo sui legami tra cosa nostra, massoneria e burocrazia regionale”.

Il presidente della Commissione antimafia ha chiesto al dirigente del dipartimento energia D’urso di essere audito già domani in Commissione, visto che il funzionario regionale arrestato questa mattina, Lucio Lutri, lavora presso quel dipartimento. Le intercettazioni raccontano che avrebbe messo a disposizione della cosca di Licata la sua rete di conoscenze, nella pubblica amministrazione e nelle logge, per consentire ai mafiosi agrigentini di portare a termine i propri affari in vari settori.

“Valuteremo se aprire a settembre un’indagine sul rapporto fra massoneria, enti locali e amministrazione regionale – continua il presidente dell’Antimafia regionale Claudio Fava – tenuto conto delle molte inchieste in corso in tutte le Dda siciliane. Credo infine che sia urgente estendere l’obbligo di dichiarazione dell’appartenenza alla massoneria, già in vigore per legge per tutti i parlamentari siciliani, anche ai funzionari e ai dirigenti della Regione”.