Cinque domande, tutte puntuali, tutte con una richiesta di riscontro urgente.

È il contenuto della nota che il Comune di Palermo ha trasmesso al Servizio di Monitoraggio delle Acque dell’Asp, con Arpa Sicilia in copia conoscenza, in merito alla segnalazione di un possibile sversamento di natura fognaria nelle acque antistanti l’area del Charleston, a Mondello.

Il documento è stato firmato dall’assessore Fabrizio Ferrandelli.

Cosa chiede il Comune

Le richieste elencate nella nota sono cinque.

La prima riguarda gli accertamenti già svolti: se siano stati effettuati sopralluoghi o campionamenti delle acque nell’area interessata.

La seconda entra nel dettaglio operativo, chiedendo data e ubicazione dei campionamenti effettuati o programmati.

La terza guarda avanti: quali ulteriori attività di verifica e monitoraggio siano previste, e con quali tempistiche.

La quarta riguarda i risultati, anche parziali, dei campioni prelevati.

La quinta è la più diretta: se siano state rilevate condizioni tali da richiedere l’adozione di provvedimenti a tutela della salute pubblica.

Perché la richiesta è urgente

Nel documento l’amministrazione motiva il carattere di urgenza con la rilevanza delle segnalazioni pervenute e con la necessità di assicurare la massima tutela della salute dei cittadini e dei bagnanti.

L’obiettivo è disporre degli elementi utili per assumere con immediatezza gli eventuali provvedimenti di competenza comunale e garantire una corretta informazione alla cittadinanza.

La denuncia da cui è partito tutto

All’origine della vicenda c’è una segnalazione trasmessa agli organi competenti dal deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera, insieme ai consiglieri comunali di Palermo Giulia Argiroffi e Ugo Forello.

Il documento è stato inviato al sindaco, al presidente della Regione, ad Arpa, all’Asp, all’assessore al Territorio e ambiente e alla Guardia di Finanza.

A monte, spiegano i firmatari, ci sarebbe la segnalazione di alcuni bagnanti: «Una richiesta di intervento che arriva dopo aver ricevuto una segnalazione da alcuni bagnanti che avevano notato un costante sversamento d’acqua fluire direttamente in mare dallo storico stabilimento».

IL DATO DELL’ANALISI – Il passaggio centrale della denuncia riguarda l’esito di un’analisi commissionata autonomamente. «Abbiamo fatto analizzare un campione di quel liquido da un laboratorio accreditato: i risultati sono allarmanti, con una presenza di Escherichia coli pari a 1.000 UFC/100ml, valore che attesta chiaramente la presenza di sostanze fecali», si legge nella nota.

I firmatari traggono da qui una conclusione netta sulla natura dello scarico: «Riteniamo fuor di dubbio la natura abusiva dello scarico: a Mondello non esiste alcuna autorizzazione né presupposto tecnico che possa giustificare lo sversamento in mare di reflui di qualsiasi tipo, siano essi acque nere o meteoriche e dal Charleston addirittura sgocciola a mare acqua con feci».

Le dichiarazioni dell’assessore

Sulla vicenda Ferrandelli è intervenuto anche con una dichiarazione.

«Il Comune di Palermo, come sempre avvenuto in questi anni, non appena riceve gli esiti delle analisi sulla qualità delle acque effettuate dagli organismi competenti, provvede a verificarne tempestivamente i valori e ad adottare, laddove necessario, tutti i provvedimenti utili a garantire la tutela della salute pubblica», ha affermato.

Sul possibile esito dei controlli l’assessore indica la procedura che verrebbe attivata: «Qualora dagli esiti dei controlli dovesse emergere un rischio per la salute dei cittadini il Comune procederà immediatamente all’adozione di un’apposita ordinanza di divieto di balneazione e provvederà a darne comunicazione alla popolazione secondo quanto previsto dalla normativa vigente».

A che punto sono i controlli

Nella stessa dichiarazione viene fatto il punto sullo stato delle verifiche.

«Abbiamo ricevuto i rapporti periodici relativi alla qualità delle acque e siamo in attesa dei risultati di un nuovo campionamento. Stiamo monitorando con la massima attenzione le comunicazioni che saranno trasmesse dall’autorità sanitaria, alla quale spettano le attività di controllo e verifica. Non appena riceveremo gli esiti, come sempre fatto in questi anni, provvederemo tempestivamente a informare la cittadinanza e ad adottare tutti gli eventuali provvedimenti necessari», ha spiegato Ferrandelli.

L’assessore fa, poi, riferimento alla nota trasmessa: «Mi sono personalmente premurato di inviare una nota urgente per chiedere un aggiornamento sullo stato del campionamento e una verifica puntuale di quanto denunciato. Qualora le criticità segnalate dovessero trovare conferma, il Comune garantirà la massima tempestività nell’adozione delle misure di propria competenza, con l’obiettivo prioritario di tutelare la salute pubblica».

Il monitoraggio sul litorale

La chiusura riguarda l’attività di controllo più ampia.

«Restiamo in una condizione di allerta operosa e non abbassiamo la guardia. Continueremo a monitorare con attenzione questa zona e, più in generale, il litorale palermitano», dichiara l’assessore, «verificando non soltanto gli eventuali parametri di contaminazione batterica, ma anche la presenza e la concentrazione di eventuali alghe tossiche, così da garantire la sicurezza di cittadini e bagnanti».

La replica della Mondello Immobiliare Italo Belga

In serata è arrivata la posizione della Mondello Immobiliare Italo Belga, che gestisce lo stabilimento, con una nota che contesta duramente il metodo seguito dal deputato regionale.

La società parla di «campagna elettorale dell’onorevole Ismaele La Vardera sulle spalle di Mondello, di un’impresa privata e dei suoi lavoratori» e sostiene che «ancora una volta un accertamento non concluso viene trasformato in una sentenza mediatica».

Secondo la nota, un’analisi commissionata autonomamente sarebbe diventata «una verità definitiva», con ipotesi ancora da verificare presentate ai cittadini attraverso espressioni che la società riconduce al deputato: «acqua con feci», «condotta fuorilegge», «scarico abusivo» e «concreto rischio per la salute pubblica».

I RILIEVI SUL CAMPIONE – Il punto centrale della contestazione riguarda le modalità del prelievo.

«Per quanto risulta alla Società, il campione fatto analizzare da La Vardera sarebbe stato raccolto direttamente dal mare, e non dalla presunta fonte dello sversamento, utilizzando peraltro una bottiglia non sterile», si legge nella nota.

Da qui la conclusione della società: «Attribuire quindi quel risultato microbiologico direttamente al pluviale significa compiere un salto logico che gli accertamenti ufficiali dovranno verificare». Nel documento viene inoltre richiamata la presenza costante di gabbiani nello specchio d’acqua antistante lo stabilimento.

COSA SOSTIENE DI AVERE VERIFICATO – La nota riferisce l’esito di quelli che definisce primi accertamenti.

«Nel corso delle operazioni è stata verificata materialmente la provenienza dell’acqua che raggiunge il mare attraverso un pluviale destinato alle acque piovane: gli operanti hanno aperto un rubinetto presente sul terrazzo e utilizzato per l’irrigazione delle piante, constatando dopo alcuni minuti la fuoriuscita dell’acqua dal medesimo pluviale».

La società aggiunge che «tutto il resto confluisce regolarmente negli appositi scarichi e certamente non a mare» e che durante il controllo sarebbero stati aperti anche i punti idrici dei locali cucina «senza riscontrare alcuno scarico verso il mare».

Sulla competenza a stabilire la natura delle acque la posizione è esplicita: «Saranno naturalmente ARPA e gli organismi competenti a stabilire la natura delle acque. Noi attenderemo gli esiti ufficiali».

LE DOMANDE RIVOLTE AL DEPUTATO – La parte conclusiva della nota solleva una serie di interrogativi.

La società afferma che le registrazioni del proprio sistema di videosorveglianza documenterebbero la permanenza del deputato davanti allo stabilimento «dalle ore 10 circa fino a oltre le 13», durante lo svolgimento delle operazioni.

Da qui una serie di domande: «Come faceva a conoscere luogo, tempi e circostanze degli accertamenti? Ne era a conoscenza preventivamente? Quando lo ha saputo? Da chi? Attraverso quale canale?».

La nota chiede quindi che, «qualora risultasse che disponesse di informazioni non pubbliche relative ad attività istituzionali ancora in corso», le autorità competenti verifichino «provenienza, modalità di acquisizione e diffusione e il rispetto di tutti gli eventuali obblighi di riservatezza».

Un ulteriore passaggio riguarda la misura di tutela assegnata al deputato, che la società dichiara di non voler mettere in discussione, chiedendo però agli organi competenti di valutare anche quell’aspetto.

LE INIZIATIVE ANNUNCIATE – La nota si chiude con l’annuncio delle azioni che la società intende intraprendere.

«La Mondello Immobiliare Italo Belga non intende più assistere passivamente a un metodo che trasforma accertamenti ancora in corso in strumenti di propaganda e un’impresa privata nel bersaglio permanente di una campagna politica», si legge nel documento.

E ancora: «La salute pubblica è una cosa seria. La legalità anche. Per questo nessuno può pretendere di essere contemporaneamente denunciante, investigatore, giudice e ufficio stampa».

La società annuncia infine che trasmetterà alle autorità competenti ogni elemento nella propria disponibilità e che si riserva «ogni iniziativa a tutela della propria reputazione, dei propri lavoratori e dei propri diritti».