Nasce il Movimento “Solidali”. Con un evento di ieri pomeriggio la nuova realtà, il nuovo soggetto, si è presentato al territorio lanciando anche un messaggio alla politica.
Il perché di un nuovo soggetto
“Perché un nuovo soggetto ci siamo chiesti, in tanti e non in pochi? Perché molte persone, comunità intermedie, associazioni cattoliche, di altra spiritualità o laiche, territori, filiere produttive, gruppi di persone impegnate nel sociale, nel sindacato e nella politica, non trovano oggi un modello di rapporto con il Palazzo, con le massime istituzioni regionali. Non si sentono né ascoltate né rappresentate. Noi Solidali le stiamo ascoltando e vogliamo dare voce alle loro istanze, alle loro speranze” è il messaggio di apertura, quello della nascita.
“Perché essere, partecipare, impegnarsi in Solidali? Viene dal latino “solidus”, solido, intero, compatto. Assistiamo al disgregarsi di una società, fragilità diffuse di ogni tipo, divisioni e frazionismo in qualunque contesto, sembra che venga meno la ragione fondante del contratto sociale, i valori originari che legano gli individui, le famiglie, le comunità. E la politica attuale, anche in Sicilia, esprime esattamente questo, la mancanza di interezza, di compattezza sui temi fondamentali di una comunità”.
Il Movimento si presenta al territorio
“Ma in sostanza cosa vorrebbe essere il “Noi”, a cosa serve un nuovo soggetto? Perché la politica non è solo rappresentazione, ma fondamentalmente servizio. Un giorno un famosissimo presidente di calcio, Massimino, in diretta tv fece ridere tutta l’Italia perché voleva comprare l’amalgama. I Solidali, al di là delle ironie e dei sorrisi, vogliono, ambiscono ad essere proprio questo, l’amalgama, la colla civica che determina unità e non scollamento tra i soggetti politici”.
“San Paolo a cui è intestato l’ Hotel in cui è avvenuta la nascita del movimento, strappato alla mafia, che qui prosperava, diceva: Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti ma non uccisi.”
È questa sembra l’esatta condizione oggi dei siciliani. I quali vogliono , desiderano, aspirano ad una nuova stagione di speranze”.
Le istituzioni regionali sono “al buio”
“San Paolo fu illuminato sulla via di Damasco, i comuni siciliani, la Regione, sono al buio, vuoi per carenze di risorse per illuminare, e vuoi perché nell’ombra si praticano meglio alcune cose. La corruzione, che ai sensi delle statistiche ha nell’isola dei veri record, non deve essere gestita come una clava giustizialista, ma in maniera più profonda oltre che proficua. Le cause sono la cultura di tutte le cose della sfera pubblica, che riguardano più piccole nicchie di clientes, che grandi fette di popolazione. Cerchiamo, sbagliando, di dare a domande collettive risposte individuali, perché l’individuo può essere sodale, la massa no. Il termine Noi non è contro l’io, ma contro la sua coniugazione verso il potere. Le donne e gli uomini che hanno partecipato alla fondazione del movimento hanno scelto di essere SOLIDALI e non SODALI. C’è troppa sodalità in Sicilia e non abbastanza solidarietà”.
L’evento in uno dei giorni più caldi dell’anno
“Nella sala accaldata, in una giornata in cui il termometro sconsigliava l’uscire di casa, oltre 400 persone provenienti da varie parti dell’isola non erano un campo largo, che sarebbe , ridotto a geometria, sterile e riduttivo. Si intravedeva invece un orizzonte di futuro, di cambiamento sostenibile, per nuove generazioni che non trovano opportunità, e vecchie che rischiano di essere abbandonate tra disservizi e solitudini. La vera sfida non è solo economica, ma delle ragioni profonde per cui si può e si deve avere una vita degna di essere vissuta in questa terra. Che può essere lasciata, magari temporaneamente, per scelta e non per necessità. Dove oltre alla Restanza, diritto indiscutibile senza ideologie, ci possa essere la “Tornanza”, di quei figli dell’isola che vogliono tornare a casa, aggiungendo idee e competenze. Non di solo Pil, che è tornato rapidamente a cifre meno enfatiche, vive il siciliano, ma di capitale umano, di persone e dei loro bisogni, che spesso vengono dalla politica trascurati. Come trascurato è il lavoro, quando disperdiamo l’acqua nei nostri tubi. Quando accettiamo il caporalato, quando non abbiamo una logistica all’altezza dei nostri prodotti, quando ingrassiamo esclusivamente gli intermediari. Quando paghiamo l’energia, che produciamo, più di quelli che non la producono, quando la benzina, che raffiniamo, la paghiamo più dei luoghi dove non la producono”.
L’identità siciliana smarrita
“Ma soprattutto quando la Sicilia perde la sua identità, che è principalmente mediterranea. Noi eravamo e siamo il principale centro geopolitico del vecchio Continente, e dell’intero Occidente. La Nato con Rutte, lo ha detto chiaro, Sigonella è caput mundi. Ma non lo è per le cose giuste, come farà capire il Papa con il suo viaggio a Lampedusa. i Siciliani sono mediterranei, anzi sono I Mediterranei. Rino Nicolosi, grande presidente di cultura cattolico democratica, lo diceva chiaro e lo perseguiva. Noi oggi, invece di aprire gli orizzonti del pensiero, delle culture che ci circondano in mezzo al Mare Nostrum, ci siamo ristretti e ridotti a piccoli scambi e pratiche deteriori. Ad ascarismo culturale prima che politico. Un governo del sistema politico fatto ormai esclusivamente di ridotte elettorali, sempre le stesse, escludenti la maggioranza dei siciliani. Sembriamo quei primitivi che riuscivano a contare solo fino a dieci, con le dita delle mani, perché oltre nelle nostre sterili promesse non andiamo. Ma dieci ragazze per me poteva andar bene per le canzoni di Battisti, per allietare una serata, non per i bisogni, le necessità, i diritti delle famiglie siciliane, che vogliono un futuro possibile per i loro figli e la cura dei loro innumerevoli anziani. Perché la Sicilia, che prima aveva una curva demografica significativa, non so se lo sapete è diventata vecchia, incredibilmente vecchia. Da cui la legge sugli anziani depositata in Ars, su proposta di Emiliano Abramo, leader di questo nuovo movimento, dopo quella sulla povertà, vera vergogna dell’isola più della corruzione”.
Un patto intergenerazionale
“La soluzione perfetta non esiste, ma esiste la inderogabile necessità di un patto inter generazionale tra giovani e anziani, tra benestanti e i tanti poveri, troppi, tra chi non ha scuole, ed è fragile, e chi ha competenze. Senza questo patto la Sicilia non costruisce futuro ma subisce paure”.






Commenta con Facebook