Operazione all’alba contro la ‘ndrangheta in Calabria con collegamenti anche a Palermo, scattano 56 arresti e sequestri di beni milionari. I sigilli riguardano beni mobili e immobili per un valore di 250 milioni di euro. Le persone arrestate erano i proprietari, in maniera diretta o indiretta, di tutti i beni sequestrati dalla polizia. L’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri, che ha chiesto ed ottenuto dal Gip distrettuale l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla polizia.

I territori interessati

L’epicentro dell’operazione contro la ‘ndrangheta con i conseguenti arresti è stata ovviamente la Calabria ma sono state scoperte diverse ramificazioni dell’organizzazione. Oltre a Palermo interessate le province di Catanzaro, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Roma, Avellino, Benevento, Parma, Milano, Cuneo, L’Aquila e Perugia. Smantellata un’agguerrita consorteria mafiosa riconducibile al ‘crimine’ di ‘ndrangheta vibonese. Secondo le indagini la consorteria da almeno 4 anni era costantemente impegnata nella massiva consumazione di diversi delitti.

Le accuse

Le accuse sono di associazione mafiosa, estorsioni, intestazione fittizia di beni, detenzione illegale di armi, traffico di influenze illecite e corruzione. Questi ultimi due reati, oltretutto, aggravati dal metodo mafioso. E figura anche l’associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio di macchine agricole. Il tutto aggravato dalla transnazionalità, con il conseguente inquinamento dell’economia locale. Un sistema che avrebbe condizionato la libertà economica e commerciale dell’intero tessuto sociale del litorale e delle aree prossime alla rinomata località turistica di Tropea.

Una “poderosa operazione”

Il direttore centrale anticrimine della polizia di Stato, Francesco Messina, parla di “poderosa operazione di polizia giudiziaria”.  “L’enorme ammontare del valore dei beni sottoposti a sequestro preventivo – afferma -, perché riconducibili alle attività illecite dell’associazione mafiosa, conferma tra l’altro la potenza economica di una cosca di ‘ndrangheta finalmente colpita. C’è stata una precisa strategia di contrasto realmente efficace e incisiva perseguita dalla direzione centrale anticrimine della polizia di Stato negli ultimi anni, anche nei suoi interessi economici oltre che militari”.

Totale assenza di denunce

“Colpiscono, a fronte della consistente attività estorsiva, – aggiunge il direttore centrale anticrimine della polizia – la totale assenza di denunce all’autorità giudiziaria degli imprenditori. Di fatto c’è stata una cessione di libertà economica da parte degli estorti nei confronti degli estorsori. Ma anche l’azione facilitativa ad opera di pubblici funzionari coinvolti nelle indagini in quanto prossimi all’organizzazione investigata”.

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