Ha risposto alle domande dei pm il deputato di Fi Stefano Pellegrino, indagato per corruzione elettorale e concorso esterno in associazione mafiosa. Ai magistrati Paolo Guido, Gianluca De Leo e Francesca Dessì che l’hanno iscritto nel registro degli indagati, ha detto di non sapere che i due imprenditori fermati oggi con l’accusa di mafia che, secondo i risultati dell’indagine, gli avrebbero procurato voti, fossero vicini a Cosa nostra e di aver stabilito con loro solo una sorta di accordo vista la loro esperienza politica e il radicamento che il loro movimento aveva sul territorio.

In merito alla contestazione di aver chiesto voti, attraverso l’imprenditore Giorgi, in cambio di pacchi di pasta, Pellegrino ha sostenuto che si trattava solo di una iniziativa di beneficenza.

Il parlamentare è indagato per corruzione elettorale nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri di Trapani che oggi ha portato al fermo di tre imprenditori accusati, tra l’altro, di aver finanziato la famiglia del boss latitante  Matteo Messina Denaro.

Al deputato, che è anche membro della commissione regionale Antimafia, eletto alle ultime elezioni regionali con oltre 7670mila preferenze, i pm contestano di aver avuto il sostegno elettorale degli imprenditori Calogero Luppino e Salvatore Giorgi, oggi fermati con l’accusa di associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, Luppino e Giorgi, obbedendo agli ordini inviati dal carcere dal boss detenuto Franco Luppino, avrebbero sostenuto la candidatura alle elezioni regionali del politico, promettendo e distribuendo generi alimentari agli elettori in cambio della promessa di voto.

A Pellegrino, marsalese, avvocato, non è stata contestata però l’aggravante mafiosa. Nella scorsa legislatura il politico 61enne era subentrato a Girolamo Fazio, dimessosi dopo essere stato indagato in un’inchiesta per corruzione.

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