“Nessun ospedale verrà chiuso, ma ogni ospedale sarà funzionale e complementare all’altro, salvaguardando tutti i presidi compresi quelli delle isole minori e delle zone più disagiate. La nuova rete sarà all’altezza della migliore offerta sanitaria, consentendo alla nostra regione un ulteriore salto di qualità”.

E’ una sorta di promessa quella dell’assessore regionale alla salute Baldo Gucciardi nel presentare la bozza del nuovo piano ospedaliero siciliano ai sindacati. Dopo òle polemiche dei mesi scorsi che hanno portato al ritiro della prima bozza, la Regione presenta un nuovo piano di rimodulazione ‘work in progress’ e spera di riuscire, così, a sbloccare concorsi e assunzioni.

Al centro del nuovo piano la Rete dell’Emergenza e Urgenza che dovrà essere allo stesso tempo spina dorsale e punto di partenza per la riclassificazione degli ospedali e la costituzione della nuova rete ospedaliera.

La rete ospedaliera dell’emergenza è costituita da strutture di diversa complessità assistenziale. In pratica tutto sarà diviso in centri di coordinamento e smistamento (hub) e centri di primo intervento (spoke) in grado di rispondere alle necessità d’intervento secondo la complessità delle patologie e dell’intensità delle cure che richiedono.

I centri hub, solo quelli altamente specializzati che dagli attuali tre diventeranno otto. Al Civico di Palermo, al Cannizzaro di Catania e al Policlinico di Messina che sono i tre già esistenti si aggiungono si aggiungono Villa Sofia-Cervello e Policlinico a Palermo, il Policlinico Vittorio Emanuele e l’ospedale Garibaldi a Catania, e perfino l’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta.