Il Governo nazionale dice no alla possibilità di stabilizzare, tramite selezione per titolo e/o colloquio, il personale amministrativo e tecnico reclutato in Sicilia per l’emergenza Covid19. Una scelta che va in contrasto con quanto lo stesso Governo di Roma ha deciso un anno addietro per medici, infermieri ed oss, anche loro reclutati per la pandemia.

Una discrepanza che non è sfuggita al coordinamento Regionale professionisti Emergenza Covid19 con una lunga nota firmata da Calogero Casesa e Marco Alfieri per l’Asp di Agrigento, Federica Giorgio per l’Asp di Caltanissetta, Roberto Alaqua, Andrea Chiovo e Mario Grasso per quella di Catania, Antonia Rosa Paternò e Mariachiara Lionti per Enna, Roger Tuzza per Messina, Stefania Munafò per Palermo, Flavio Tumino ed Ivan Lo Greco per Ragusa, Ersilia Lazzara e Saverio Insinga per Siracusa, Giuseppe Ferrara, Francesco Vitala e Marzia Patti per l’Asp di Trapani.

Sugli amministrativi

Gli amministrativi, che non hanno un contratto di lavoro a tempo determinato, ma solo incarichi di lavoro autonomo o co.co.co, non godono di ferie, malattie, permessi o festività. Però vengono trattati al pari dei lavoratori dipendenti e degli stessi lavoratori del comparto sanitario (medici, infermieri ed oss) i quali, grazie ad una legge nazionale costruita ad hoc, verranno stabilizzati senza passare da alcun concorso pubblico o selezione.

Il consiglio dei ministri ha impugnato la legge dell’Ars nella parte in cui si prevedeva la possibilità, a seguito di selezione per titolo e/o colloquio, di stabilizzare il personale assunto per l’emergenza Covid-19. Si tratta di professionisti i quali, al pari di medici, infermieri ed oss, sono stati chiamati a collaborare con l’unico fine di garantire i servizi essenziali per contrastare la pandemia, assicurati dalle Aziende Sanitarie siciliane, da tempo in sofferenza per la carenza di organico: dalla campagna di vaccinazione alle attività di tracciamento fino all’assistenza domiciliare necessaria per coloro che hanno contratto il virus e che non possono lasciare il proprio domicilio.

Si tratta di centinaia di amministrativi che hanno assunto l’impegno di contribuire, con abnegazione e spirito di solidarietà, al contrasto dell’emergenza Covid-19 in tutte le sue sfaccettature, gestendo un carico di lavoro abnorme, nei centri vaccinali, nelle Usca e nei Dipartimenti di prevenzione, peraltro senza neanche alcuna formazione pregressa. Tutti quanti sono stati sottoposti a ritmi di lavoro incalzanti, a volte insostenibili, con poca strumentazione ed in assenza dei servizi minimi per garantire la piena operatività lavorativa e, soprattutto, senza alcuna tutela.

Il coordinamento regionale “Sentiamo peso dell’indifferenza”

“Sentiamo il peso dell’indifferenza da parte di chi ha il potere di non rendere vano l’impegno da noi profuso durante questi mesi difficili, a tratti drammatici, che implicherebbe inoltre il rischio di dispersione di competenze acquisite di cui il servizio sanitario regionale e nazionale potrebbe invece far tesoro – spiegano i componenti del coordinamento regionale, composto da 3 membri di ciascuna delle 9 province –. Il legislatore, nel tentare di dare legittima dignità a chi si è speso in prima linea nel fronteggiare la crisi sanitaria, ha, nostro malgrado, dimenticato i professionisti che, in questi mesi, hanno garantito il buon andamento della PA, con approcci innovativi e moderni”.

la nota prosegue: “È stata approvata una norma tesa all’esclusiva stabilizzazione del personale medico, infermieristico e degli operatori sanitari reclutati con procedura analoga alla nostra (previste dal dl 18/20 convertito in l. 27/20), operando, di fatto, una discriminazione nel cassare una categoria che ha supportato e coadiuvato i sanitari nell’esercizio della nobile professione medica e senza la quale non sarebbe stato possibile fronteggiare la sfida pandemica. Nonostante gli sforzi profusi, le varie sollecitazioni a tutte le forze politiche attraverso la presentazione di emendamenti in Senato, e, da ultimo, la provocazione politica posta in essere dagli onorevoli della Regione Siciliana, 2.800 lavoratori siciliani (circa 60.000 in tutta Italia) sono stati inspiegabilmente dimenticati, sebbene l’emergenza non sia finita e le strutture sanitarie necessitino urgentemente di personale amministrativo”.

La situazione attuale

Al momento medici, infermieri ed oss reclutati per l’emergenza Covid19, in assenza di un qualsivoglia concorso pubblico, maturati i 18 mesi di servizio, potranno essere assunti, bypassando il dettato della Legge Madia, oltre quanto previsto dall’art. 97 della Costituzione. E per risolvere l’impasse basterebbe una modifica alla legge nazionale (art. 1, comma 268, lett. b della l. 234 del 30/12/2021) per includere anche gli amministrativi.

“Scelte del governo nazionale incomprensibili”

Conclude il comitato: “Le scelte operate dal Governo nazionale sia nel dicembre 2021 sia oggi, con l’impugnazione della legge regionale siciliana appaiono chiaramente incomprensibili, incostituzionali, ingiustificate, fortemente lesive della nostra dignità, oltre che del sistema sanitario nazionale, e, soprattutto, scellerate. La nostra battaglia, politico-giuridica, comincia da qui: è ora che la politica tutta, da destra a sinistra, si assuma le responsabilità. Indubbiamente, la Regione Siciliana avrebbe potuto fare di più, come eliminare la discriminazione in termini di tutela contrattuale tra dipendenti e reclutati per l’emergenza Covid, ma è ora che Stato e Regioni facciano in modo che si giunga a una celere soluzione per tutti gli amministrativi reclutati per l’emergenza”.

Savarino “Il personale precario Covid va stabilizzato”

Anche l’onorevole Giusi Savarino, di Diventerà Bellissima, interviene sull’argomento. E con un post sulla sua pagina Facebook sottolinea: “Il personale precario Covid va stabilizzato! Inaudito il netto NO con cui il governo nazionale si è pronunciato in merito alla stabilizzazione del personale amministrativo e tecnico reclutato per l’emergenza Covid-19. Una decisione più che discutibile che priva le Aziende sanitarie siciliane, da tempo in sofferenza per la carenza di organico, di professionalità senza le quali sarebbe stato impossibile garantire i servizi essenziali per contrastare la pandemia. Avevo già personalmente chiesto al Direttore generale dell’Agenas – che aveva riconosciuto il buon lavoro fatto in Sicilia – di sostenerci affinché a Roma si individuasse una modifica normativa in grado di offrire a questi lavoratori una corsia preferenziale verso l’assunzione. Oggi come allora, non è ammissibile sprecare risorse umane e professionali così preziose”.