Nella società palermitana “c’è una certa permeabilità anche se non siamo ai livelli di 20 e 30 anni fa. Alcuni imprenditori si rivolgono a Cosa nostra per ottenere favori e poi magari si vanno a iscrivere in una qualche associazione antimafia”. Così il capo della Procura antimafia di Palermo, Francesco Lo Voi, in un’intervista al Sole24Ore richiamata in prima pagina.

“C’è una voglia di mafia, e non solo a Palermo, che è di natura utilitaristica”, aggiunge Lo Voi parlando dell’inchiesta sul ritorno della mafia italo-americana a Palermo e dell’operazione della squadra mobile di Palermo e dell’Fbi che ieri ha portato alla luce i legami fra la famiglia Inzerillo, tornata al potere dopo la morte del boss Totò Riina, e la famiglia Gambino.

Cosa nostra “investe dove ci sono soldi: un tempo nei terreni, nell’edilizia oggi nell’energia e nei rifiuti. Negli ultimi anni anche in piccole cose: magari non si tratta di grandi affari ma permettono di incassare cifre utili per i bisogni delle varie famiglie”, chiarisce Lo Voi. Il rapporto tra mafia e politica, poi, secondo il procuratore, “è cambiato”. E spiega che oggi “conta di più per loro il rapporto con un funzionario piuttosto che con un politico”.