Iniziano domani, sabato 3 gennaio, i saldi invernali in Sicilia anche se sono già iniziate subito dopo Natale le vendite private, i pre saldi me i saldi destinati alla clientela fidelizzata.

“I saldi rappresentano una piccola boccata d’ossigeno per l’economia locale, ma non sono previste impennate nei consumi. La situazione resta gravissima e, nonostante qualche timido segnale di fiducia, occorrono interventi urgenti da parte della politica per salvare il commercio di prossimità”.

Lo dichiara Patrizia Di Dio, presidente provinciale e vicepresidente nazionale di Confcommercio e Federmoda, alla vigilia dell’avvio dei saldi invernali che prendono il via sabato 3 gennaio in quasi tutta Italia.

“Gli imprenditori del territorio devono misurarsi con una drastica riduzione dei fatturati, a fronte di consumi che faticano a tornare ai livelli pre-Covid. E sono chiamati a fare i conti con marginalità sempre più ridotte, aumento del costo del personale, bollette elevate, pressione fiscale, commercio online e concorrenza sleale”.

Le stime sul giro d’affari

In Sicilia, secondo le stime di Confcommercio, per i saldi è prevista una spesa complessiva di circa 400 milioni di euro, con una media pro capite di 100 euro e una spesa media a famiglia compresa tra 250 e 270 euro (interessate circa un milione e mezzo di famiglie). Il consuntivo del mese di dicembre ha registrato un andamento ancora molto debole dei consumi nel commercio, nonostante l’aumento della disponibilità in busta paga dei lavoratori dipendenti grazie ai rinnovi contrattuali e nonostante il miglioramento dell’indice di fiducia dei consumatori rilevato dall’Istat.

“Ci auguriamo – sottolinea Di Dio – che queste condizioni possano determinare almeno una lieve crescita della spesa nei saldi invernali 2025 – 2026 rispetto allo scorso anno, ma anche in questo caso un po’ di liquidità in più non sanerà i conti per molte attività e non basterà a compensare anni di difficoltà gravissime per il commercio di vicinato”.

Settore più fragile di quanto non si pensi

In Sicilia, solo nel 2024, nei settori rappresentati da Confcommercio, il saldo tra aperture e chiusure è stato, però, negativo: meno 9.577 imprese. Il solo commercio al dettaglio ha perso quasi 5.000 attività. A Palermo, nel 2024, si sono registrate circa 850 chiusure di imprese nell’area prevalentemente rappresentata da Confcommercio.

“A rendere ancora più evidente la fragilità del settore è il dato occupazionale: nel solo commercio al dettaglio dell’abbigliamento, negli ultimi cinque anni, si sono persi circa 20.000 posti di lavoro. Un numero allarmante, soprattutto se confrontato con il miglioramento complessivo degli indicatori dell’occupazione a livello generale, che però non fotografa la realtà del commercio di prossimità e, in particolare, del comparto moda. Un settore che continua a perdere aziende, addetti e competenze, pagando un prezzo altissimo a una crisi strutturale che rischia di diventare irreversibile senza interventi mirati”.

“I dati definitivi del 2025 – aggiunge Di Dio – purtroppo certificheranno che le chiusure continuano. Senza misure adeguate questa emorragia è destinata a peggiorare, con gravi conseguenze per il PIL regionale, per l’occupazione e per la vivibilità delle nostre città, che rischiano una progressiva desertificazione commerciale”.

Un appello alla politica

“La realtà economica è molto più fragile di quanto spesso venga raccontato attraverso i soli indicatori macroeconomici – prosegue Di Dio –. I consumi locali sono asfittici perché l’inflazione e gli aumenti di materie prime e bollette hanno eroso il potere d’acquisto delle famiglie, perché la fiducia è bassa a causa della situazione geopolitica, mentre per le imprese aumentano i costi energetici, contrattuali, fiscali e gestionali e si fa sempre più aggressiva una concorrenza online scorretta, fuori dalle regole e da imposizione fiscale. A livello nazionale l’estensione della detassazione degli aumenti contrattuali, accogliendo le richieste di Confcommercio, è stato un primo segnale positivo importante. Anche il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, lo scorso mese, ha riconosciuto i sacrifici degli imprenditori locali e promesso interventi tempestivi e mirati”.

“Siamo a inizio anno e oltre alla lettura della realtà e alle previsioni, vogliamo dare anche una prospettiva positiva e di speranza. Siamo in dialogo con gli assessori regionali competenti e confidiamo – conclude Di Dio – che prestissimo arriveranno misure di sostegno concrete. Occorre fare presto. Gli imprenditori poi faranno il resto. Il commercio di prossimità deve sopravvivere non solo per una questione economica, ma perché rappresenta presidio sociale, sicurezza, identità e qualità della vita urbana. Quando chiudono i negozi, si spegne un pezzo di città”.

I saldi restano appannaggio della bottega di vicinato

Per i saldi, il negozio sotto casa batte l’online: fiducia e qualità premiano il commercio fisico. “C’è anche un segnale positivo: quasi il 90% di chi è interessato ai saldi acquisterà nei negozi fisici, che si confermano il canale più apprezzato durante il periodo dei saldi. Aumenta il valore percepito dell’acquisto sotto casa, sinonimo di fiducia, trasparenza, garanzia, qualità e sostenibilità”.