Le storie di una donna che affronta la chemioterapia, di un uomo rimasto per mesi in terapia intensiva e degli anziani accuditi ogni giorno con dedizione sono tra quelle protagoniste della manifestazione organizzata dall’Ordine provinciale degli Infermieri di Palermo e svoltasi il 25 maggio al Politeama Garibaldi di Palermo, nel corso della quale sono stati consegnati i Daisy Awards, il riconoscimento internazionale che premia gli infermieri straordinari.

Storia di una paziente in chemioterapia

“E io che ci faccio qui?” è la domanda che si è posta una paziente entrata per la prima volta in reparto per iniziare la chemioterapia. La paura, la rabbia, lo sconforto sembravano avere il sopravvento, finché in reparto ha incontrato Giulia Buffa, infermiera de “La Maddalena”, che l’ha accolta con dolcezza, rispetto e un sorriso capace di rendere più lieve anche le giornate più difficili. “La considero un angelo – racconta la paziente – la sua empatia, la sua competenza e la sua professionalità sono incredibili. A te dico grazie per esserci”.

Storie di terapia intensiva

Un’altra storia arriva da un reparto di terapia intensiva, dove un uomo di 54 anni è rimasto ricoverato per sei mesi, sospeso tra la vita e la morte. Per la sua famiglia è stato un periodo lungo e angosciante, fatto di attese e paure. In quei mesi hanno incontrato Fabiana Grippi, infermiera di Villa Maria Eleonora, che non ha mai lasciato solo il paziente, prendendosi cura anche dei familiari, spiegando con pazienza ogni passaggio e trasformandosi, giorno dopo giorno, in una presenza quasi di famiglia. “Ogni giorno per noi vederla arrivare era una gioia – raccontano – perché sapevamo quanto avesse a cuore nostro padre. Non dimenticheremo mai la sua sensibilità e la sua umanità”.

Ricoverata a 15 anni

Elisabetta aveva soltanto quindici anni quando si è ritrovata improvvisamente ricoverata in ospedale, tra macchinari, incertezza e una diagnosi di patologia reumatologica che le ha cambiato la vita. In quel percorso difficile ha trovato accanto a sé Martina Polizzi, infermiera del Policlinico, che con professionalità, delicatezza e umanità è riuscita a sostenerla anche nei momenti più duri. “In un momento così fragile – racconta Elisabetta – sei riuscita non solo a curarmi, ma anche a rassicurarmi, a sostenermi e a farmi sentire al sicuro. Sei stata molto più che un’infermiera, un punto di riferimento prezioso e sicuro”.

Una storia di dedizione e umanità arriva anche dall’Ospedale Giglio di Cefalù, dove Marilena Liberti si prende cura ogni giorno dei pazienti dell’Unità Risveglio. A raccontarlo è la figlia di un uomo ricoverato da cinque mesi nel reparto: “Quando la ringrazi, lei risponde sempre con semplicità: ‘È il mio lavoro’. Ma quello che fa va ben oltre ciò che ci si aspetta normalmente”. In uno dei momenti di maggiore paura, quando il padre ha manifestato improvvisamente difficoltà durante il pasto, l’infermiera è stata la prima a intervenire, rassicurando e sostenendo i familiari con competenza e sensibilità. “Professionisti come lei fanno una differenza reale e concreta – racconta ancora la donna – non solo per i pazienti ma anche per noi familiari, che ci sentiamo ascoltati, rispettati e mai lasciati soli”.

Il difficile contesto delle Isole minori

C’è poi la storia di Maria Concetta, che vive a Linosa e che ha dovuto affrontare il difficile percorso di cura della madre malata oncologica. A rendere possibile il ritorno a casa della donna è stato Emanuele Miraglia, infermiere della Samot, che ha affrontato il mare in tempesta pur di raggiungere l’isola e garantire le cure necessarie alla paziente. “Ha portato l’eccellenza tecnologica di un ospedale direttamente nella nostra camera da letto, sfidando la tempesta – racconta Maria Concetta – non ha solo risolto un problema tecnico, ma ha trasformato una dimissione rischiosa in una scelta possibile”.

I riconoscimenti assegnati

Da pazienti, parenti dei pazienti o operatori sanitari sono state presentate le candidature, da cui sono stati selezionati i vincitori dell’edizione 2026 del Daisy Award. I riconoscimenti sono stati assegnati a Martina Polizzi (Policlinico di Palermo), Salvatore Polito (ospedale di Termini Imerese), Giulia Buffa (struttura ospedaliera di Palermo La Maddalena), Daniela Padua (Ospedale Villa Sofia-Cervello), Marilena Liberti (Ospedale Giglio di Cefalù), Vincenzo Gibiino (Ospedale Buccheri La Ferla), Fabiana Grippi (ospedale Villa Maria Eleonora di Palermo), Jessica Furceri (OSA), Giuseppe Fanara (OSA), Emanuele Miraglia (Samot), Davide Vicari (ISMETT) e Rita Liotta (Lega del Filo d’Oro). Il Daisy Award è un prestigioso riconoscimento internazionale nato negli Stati Uniti dalla volontà della famiglia di J. Patrick Barnes, un giovane scomparso nel 1999 a causa delle complicazioni derivanti da una malattia autoimmune. Colpiti dall’assistenza e dalla compassione dimostrate dagli infermieri durante il ricovero del figlio, i familiari decisero di creare un premio dedicato ai professionisti capaci di distinguersi non soltanto per competenza clinica, ma anche per umanità e capacità di prendersi cura delle persone.

Un premio nato all’Ismett

Sino a qualche anno fa, il riconoscimento era relativo soltanto al personale dell’Ismett di Palermo, ma dall’edizione 2024, su iniziativa del presidente dell’Ordine degli infermieri di Palermo, è esteso a tutti gli infermieri che ogni giorno operano in tutte le strutture sanitarie, ospedaliere e assistenziali a Palermo e provincia. “Le storie premiate oggi raccontano il volto più autentico della professione infermieristica: quello fatto di ascolto, presenza, competenza e umanità. Dietro ogni candidatura c’è un infermiere che ha saputo costruire una relazione di fiducia con il paziente e con le famiglie, spesso nei momenti più difficili della loro vita. Il Daisy Award non premia soltanto l’eccellenza professionale, ma soprattutto la capacità di prendersi cura delle persone con empatia e rispetto. Come Ordine vogliamo continuare a valorizzare questi professionisti, che ogni giorno rappresentano un presidio fondamentale per il nostro sistema sanitario e per l’intera comunità”.