E’ stato firmato all’Aran, l’agenzia negoziale per la Regione siciliana, l’accordo sull’ex Famp ovvero il fondo produttività che oggi, alla luce del nuovo contratto, si chiama Ford (fondo risorse decentrate).

La firma sul’accordo permette la distribuzione di 48 milioni di euro  a valere sugli anni 2019 e 2020. Si tratta di fondi per la produttività (il premio di produzione si chiamerebbe in una azienda privata) e le risorse per le progressioni economiche orizzontali destinate al comparto non dirigenziale (aumenti stipendiali senza avanzamento mdi mansioni). L’accordo per la distribuzione del Fondo per le risorse decentrate è stato firmato da tutte le sigle sindacali ad eccezione dell’autonoma Siad-Cisal che dice “Sì al piano di ripartizione del Fondo ma no all’accordo sulle progressioni economiche”.

Il Fondo per le risorse decentrate ha previsto per quest’anno 48,6 milioni di euro per il personale a tempo
indeterminato e 544 mila euro per quello a tempo determinato, somme che consentiranno di erogare la produttività e le prestazioni accessorie ai lavoratori.

“Abbiamo ottenuto un milione di euro in più, prelevandolo da altri capitoli – dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Cisal – Il nuovo contratto prevede inoltre che il pagamento della performance venga subordinato alle valutazioni dell’Organismo indipendente di valutazione, a partire dal prossimo giugno”. Sulla base della valutazione, l’accordo prevede 3.368,1 euro per le categorie D3/D6; 2.886,23 euro per le categorie D1/D2; 2.399,33 euro per le categorie C5/C8; 2.278,87 euro per le categorie C3/C4; 2.032,91 euro per le categorie C1/C2; 1.731,74 euro per la categoria B; 1.643,9 euro per la categoria A.

Il Siad-Cisal non ha invece sottoscritto l’accordo sulle progressioni economiche orizzontali che sarebbe dovuto servire a recuperare la perdita del potere d’acquisto dei dipendenti, causata dal blocco della contrattazione per oltre un decennio. “La bozza che ci è stata sottoposta – dicono Badagliacca e Lo Curto – prevedeva progressioni
solo per il 35% del personale, senza la possibilità di uno scorrimento delle graduatorie, creando una palese disparità fra dipendenti, cosa che ci ha spinto a non firmare l’accordo. Né abbiamo condiviso che i lavoratori che da anni svolgono mansioni superiori, garantendo la funzionalità degli uffici, per vedersi riconoscere quanto già fanno da
anni debbano superare corsi ed esami”.