Domani alle 9.30 a Palermo – nella ex Chiesa di San Matteo ai Crociferi (via Torremuzza, zona Kalsa) – studenti di età compresa tra i 13 e i 16 anni saranno protagonisti di un Laboratorio che insegnerà loro a riconoscere le forme del bullismo in rete e a difendersi.

Esponenti delle forze di Polizia, del MIUR, psicologi e giuristi, spiegheranno ai ragazzi come “navigare” in sicurezza imparando a difendersi dai possibili barracuda e ad usare l’App You Pol.

Il Laboratorio porta a Palermo un’esperienza promossa lo scorso autunno dall’Unicef di Parma in un continuum territoriale che valorizza la sinergia tra enti, istituzioni e professionalità per offrire ai ragazzi una visione completa sul fenomeno del cyberbullismo, indicando loro le diverse forme attraverso cui si può manifestare il bullismo, i comportamenti da assumere nel caso ne siano vittime e le possibili strategie di difesa.

“Gli episodi di violenza giovanile che in questi giorni registrano a Palermo una preoccupante escalation – dichiara Maria Giambruno che ha portato a Palermo il Laboratorio attraverso AssoFante e Zonta Palermo ZYZ – ci raccontano di una gioventù sempre più frustrata e violenta che si esprime attraverso la logica del branco. I giovanissimi – e le ragazze in percentuale maggiore – che usano giornalmente lo smartphone sono esposti a un rischio che è di gran lunga maggiore a quello del bullismo tradizionale perché si manifesta in maniera indiretta, attraverso l’apparente copertura e impunità della rete. Insieme a Isotta Cortesi, che attraverso Unicef Parma e Palermo ha lanciato l’iniziativa e con il prezioso contributo delle forze di Polizia e dell’assessora Giovanna Marano che ha colto il valore formativo dell’idea, vogliamo fornire ai ragazzi strumenti concreti per riconoscere gli episodi di bullismo e non rimanerne vittime. Il messaggio che ci interessa trasmettere – dice Maria Giambruno – è che nessuno è un eroe e che quando si presenta un pericolo bisogna cercare aiuto perché è nell’isolamento che il bullo mortifica la propria vittima fino a provocarne un forte disagio e , nei casi più estremi, la morte”.

Al seminario saranno presenti due testimoni di bellezza: Maria Catambrone, mamma di Michele Ruffino, giovane suicida a causa del bullismo e Totò Schillaci, il bomber palermitano di Italia ‘90 che, attraverso una scuola di calcio nel quartiere CEP, tiene lontani i ragazzi dalla droga e dai furti insegnando loro che lo sport, la solidarietà e il gioco di squadra sono gli strumenti più efficaci per tenere lontani bulli e violenti.