Si chiude tra prescrizioni e assoluzioni il processo per intestazione fittizia a carico del costruttore Francesco Francofonti, ritenuto vicino alla cosca mafiosa di Brancaccio, di Antonino Vernengo, esponente della omonima famiglia mafiosa e di tre donne Rosa Francofonti, figlia dell’imputato, Giuseppe Provenzano, moglie di Vernengo, e Angela Caruso. Secondo l’accusa Francofonti e Vernengo avrebbero in una prima fase intestato fittiziamente alle tre donne la società Palermo Recuperi srl per sottrarla alle misure di prevenzione e anni dopo avrebbero ceduto loro quote dell’attività.

Per l’ipotesi di intestazione fittizia gli imputati sono stati tutti assolti; per la cessione delle quote le tre presunte prestanome sono state scagionate, mentre per Vernengo e Francofonti, caduta l’aggravante mafiosa, è stata dichiarata la prescrizione. I fatti sono del 2008. La sentenza è stata emessa dalla quarta sezione del tribunale. Nei confronti di Francofonti, nel 2017, è stato emesso un decreto di sequestro di beni per un valore di 12 milioni di euro. Il costruttore era stato arrestato nel 2009 per associazione mafiosa ed estorsione.

I sigilli erano scattati, tra l’altro, per la Medil snc, per la ditta individuale Frasav e per la Centro recuperi srl, tutte imprese operanti in campo edile, nella commercializzazione di materiali da costruzione, nel movimento terra, nel settore del recupero e smaltimento di rifiuti edili. Secondo gli inquirenti l’imprenditore, grazie alle sue relazioni col clan di Brancaccio, avrebbe realizzato il suo impero economico.