Un investigatore “senza pari, perspicace e innovativo che era riuscito a ricostruire i traffici mafiosi di quegli anni” ma anche un “uomo simpatico, gentile e intransigente allo stesso tempo”. Così la Polizia ricorda sulla propria pagina facebook Boris Giuliano, il capo della squadra mobile di Palermo ucciso il 21 luglio del 1979 con sette colpi di pistola sparati alle spalle da Leoluca Bagarella.

Giuliano, aggiunge ancora la Polizia, è stato “un poliziotto lungimirante, che adottò nuove strategie investigative per combattere la mafia, ne intuì la dimensione internazionale e fu tra i primi a credere nella cooperazione internazionale di polizia”.

Oggi, sul luogo dell’uccisione, si è svolta una cerimonia con la deposizione di corone di fiori

“Il ricordo di Boris Giuliano rafforza la consapevolezza del valore della legalità come condizione di libertà e di coesione sociale e, con essa, l’impegno responsabile dell’intera comunità nazionale per giungere al definitivo sradicamento del criminale fenomeno mafioso” ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricordando  il capo della Squadra mobile di Palermo assassinato da Cosa nostra il 21 luglio 1979.

“Nel quarantesimo anniversario del barbaro omicidio, la Repubblica si inchina nel ricordo di Boris Giuliano, funzionario della polizia di straordinarie capacità, servitore dello Stato fino al punto di pagare con la vita il coerente impegno per la legalità e la giustizia – si legge in una nota del Quirinale – In questo giorno di memoria desidero esprimere vicinanza e solidarietà ai familiari, a chi ha potuto conoscerlo e apprezzarlo, ai colleghi che hanno continuato con lo stesso coraggio l’azione di contrasto alla mafia e al crimine organizzato”. Il capo dello Stato ha poi ricordato come Giuliano “è stato assassinato perché, grazie alle sue qualità investigative e all’efficacia di metodologie innovative, aveva inferto duri colpi a Cosa nostra, svelando catene di comando e portando alla luce legami internazionali, che sostenevano il traffico della droga”.