Nella Sicilia, regione italiana che con il 46,13% vota di meno in assoluto per il referendum costituzionale vince a mani basse, a sorpresa, il No con il 60,98% dei voti validi. E non vince con un piccolo margine. L’isola è la seconda regione d’Italia per voti validi percentuali tributati proprio al fronte No dopo la Campania. E, Palermo, con il il 64,86%, con circa 4 punti percentuali in più rispetto al dato regionale è capitale del No seconda solo a Napoli.
La festa del fonte del No e il dato dell’affluenza
E’ in questo clima che il fronte del No scende in piazza per fare festa. Lo fa portando in piazza Politeama anche i magistrati. Ma il voto, secondo i manifestanti, è stato anche un test per il campo largo. Le opposizioni parlano di “Avviso di sfratto” ai governi nazionale, regionali e della città ma gli analisti, invece, di una “chiamata alle armi” mancata anche se fa riflettere il dato dell’affluenza, appena 2 punti e mezzo percentuali sotto l’affluenza delle regionale del 2022 che si fermò al 48,81.
Teresa Piccione: “Vince la democrazia”
”Vince la democrazia contro chi ha tentato di stravolgere unilateralmente la Costituzione. L’indipendenza della magistratura non è negoziabile: da Palermo arriva un segnale inequivocabile al Governo. Grazie alla Segreteria e ad Attilio Licciardi per il coordinamento dei rappresentanti di lista; questa mobilitazione continuerà con lo sguardo già rivolto alle prossime amministrative” dice Teresa Piccione segretaria provinciale del Pd.
Una vittoria dovuta alla capillarità della campagna referendaria per il Presidente Gaetano Gambino per il quale “Abbiamo battuto il territorio comune per comune, riscontrando una partecipazione orgogliosa. Il NO della nostra provincia è la prova che i cittadini sanno distinguere e difendere l’equilibrio dei poteri sancito dalla Carta”.
”Il NO vince grazie ai nostri circoli e alla grande comunità del Partito Democratico. Militanti e simpatizzanti hanno presidiato ogni sezione, trasformando la nostra rete in un baluardo di informazione. È il trionfo di una comunità unita e orgogliosa.” conclude il responsabile organizzativo Carmelo Greco
Falcone: Una occasione persa per gli italiani”
“Siamo delusi: questo referendum rappresenta un’occasione persa per modernizzare la giustizia e avviare l’Italia verso una nuova stagione di riforme, un passaggio che difficilmente si ripresenterà nel breve periodo” commenta l’eurodeputato Marco Falcone, vice capo delegazione di Forza Italia nel Gruppo PPE al Parlamento europeo, commentando l’esito della consultazione sulla giustizia.
“Il popolo è sovrano e ne rispettiamo pienamente la volontà. Allo stesso tempo, chi ha responsabilità politiche deve saper leggere questo risultato e farne tesoro per il futuro”, prosegue l’esponente azzurro.
“Proprio in Sicilia, poi – riflette Falcone – la sconfitta del Sì assume proporzioni ancora più rilevanti rispetto ad altre regioni, pare si superi addirittura l’Emilia-Romagna in termini percentuali. È un segnale da non sottovalutare, un forte campanello d’allarme per il centrodestra nel suo complesso e, per quanto ci riguarda, in particolare per la tenuta di Forza Italia. Le nostre roccaforti vanno difese con impegno e vicinanza alla gente, non considerate per acquisite”, conclude Falcone.
Miccichè: Non tutti si sono spesi per il Sì”
L’analisi arriva dall’ex Presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè: “Non posso nascondere la mia amarezza per la sconfitta del SÌ. Ancora più forte per avere assistito, qui in Sicilia, a un colpevole disinteresse del centrodestra. Amarezza ancora maggiore nei confronti di Forza Italia: i suoi dirigenti avrebbero avuto l’occasione di ringraziare Berlusconi per ciò che ha fatto per tutti noi e, invece, da molti è stato tradito proprio sulla battaglia della sua vita, quella per una giustizia giusta, che in Europa manca solo a noi e alla Grecia” afferma il deputato regionale di Grande Sicilia.
“Se davvero ciò è accaduto per strafottenza o, peggio, per calcoli correntizi di qualche stupido, l’amarezza diventa dolore – prosegue l’ex presidente dell’Ars – ed è grave che chi guida Forza Italia non assuma subito le iniziative necessarie. Sì, servono calci nel sedere contro chi non merita di indossare la maglietta con il nome di Berlusconi. Non fare più parte del gruppo all’Ars non può bastare a farmi stare in silenzio, anche perché io a Berlusconi ho voluto e continuo a volere un bene infinito”.
“Posso accettare una vittoria del NO, ma ho troppa esperienza per non capire cosa è successo. Dove erano dirigenti, deputati, senatori, sindaci e assessori di centrodestra? Poche iniziative – conclude Micciché – nessuna vera mobilitazione, nessuna sala piena come accade di solito. Spero comunque che la riforma possa essere completata in futuro, da qualsiasi schieramento, senza che qualcuno gridi all’annullamento della Costituzione o ad altre sciocchezze simili”.






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