Si è svolta stamani, a Palazzo delle Aquile, la  commemorazione del cavaliere Pietro Ilardi, Comandante del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza a Cavallo, ucciso dai briganti il 29 maggio del 1882 nel tentativo di liberare Emanuele Notarbartolo, marchese di San Giovanni ed ex sindaco di Palermo.

Ilardi morì nel corso di un conflitto a fuoco con un gruppo di briganti. Nel corso delle indagini sul sequestro del possidente terriero Notarbartolo di Sciara, avvenuto pochi giorni prima, il Comandante Ilardi scoprì che tre dei briganti responsabili del rapimento si nascondevano in un casolare, noto come Casina della Baronessa Colluzio,  nelle campagne di Contrada Ciaculli, una località alle porte di Palermo. Per arrestare i tre criminali si mossero, oltre al comandante Ilardi, anche  28 uomini tra funzionari di Polizia, guardie di P.S. a cavallo e a piedi, carabinieri e militari che circondarono la Casina Colluzio. Il Comandante Ilardi  bussò alla porta dell’edificio e, di fronte alle risposte evasive dei presenti, fece irruzione all’interno insieme ai suoi uomini, ma i tre briganti all’interno accolsero i poliziotti sparando all’impazzata contro di loro. Gli uomini delle Forze dell’Ordine risposero al fuoco e nell’edificio si scatenò una furibonda sparatoria. Nelle prime fasi del conflitto a fuoco il Comandante Ilardi venne colpito da un proiettile in pieno volto, morendo pochi istanti dopo.

La sparatoria continuò sino a che in appoggio agli uomini delle Forze dell’Ordine giunse un drappello di bersaglieri, il cui comandante costrinse i briganti alla resa, dopo aver minacciato di dare fuoco  al casolare dove si erano asserragliati.

Alla cerimonia di questa mattina erano presenti, tra gli altri, i discendenti di Ilardi ed i rappresentanti delle autorità cittadine.  “Abbiamo oggi fatto memoria di Pietro Ilardi – ha dichiarato al termine il Sindaco, Leoluca Orlando – un coraggioso ex maresciallo della Polizia che trovò la morte nell’impegno di liberare Emanuele Notarbartolo, sequestrato da criminali. Ricordare oggi Pietro Ilardi nel Palazzo di Città, tra l’aula Garibaldi e l’aula che reca il busto di Emanuele Notarbartolo,  non soltanto è un modo per ricordare un nome, una data e una località, ma anche un modo per fare memoria e per interrogarci con inquietudine su cosa abbiamo fatto e facciamo per affermare i principi di legalità in una città che oggi, anche grazie al sacrificio di Ilardi e di tanti altri, è sicuramente cambiata, non più dominata e governata dal crimine organizzato e dalla mafia”.