La privatizzazione della Sac? “Non deve spaventare. Non è un problema ma una grande opportunità di sviluppo”. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha rotto ieri gli indugi sul tema più caldo per il sistema aeroportuale siciliano. Lo ha fatto a Priolo Gargallo, a margine della visita al complesso industriale Isab, la raffineria passata alla nuova proprietà italiana Ludoil, rispondendo a una domanda sulla cessione della società che gestisce gli scali di Catania e Comiso. 

Una privatizzazione “non è un problema”

“Lo è stata per altri aeroporti italiani e può esserlo anche per la Sicilia”, ha spiegato il ministro. La condizione, però, è una: “Una procedura ben gestita che dia garanzie per gli investimenti, per la gestione e per i servizi ai cittadini e alle imprese”.

La macchina, intanto, è già in moto. La procedura di vendita è stata avviata con la fase delle manifestazioni di interesse e nelle prossime settimane si procederà alla selezione delle 10 offerte selezionate.

Il pressing su Palermo e Trapani

Urso ha allargato lo sguardo all’intero sistema aeroportuale dell’Isola. Il ragionamento, ha chiarito, vale anche per “quelle successive di Palermo e Trapani”, che secondo il ministro “possano essere un’opportunità di sviluppo per il sistema aeroportuale e per l’intero sistema produttivo della Sicilia”.

Da qui l’invito a non perdere tempo: “È fondamentale procedere in fretta su questa strada con responsabilità, consapevolezza e coesione di intenti”. Un messaggio che suona come una sollecitazione a chi, nei due scali, dovrà ora preparare i prossimi passi.

Un percorso tutt’altro che in discesa

La strada verso la cessione di una quota di maggioranza della Sac, però, non è priva di ostacoli. Il 30 settembre un gruppo di rappresentanti istituzionali, sindacali e civici ha depositato un esposto alla Procura di Catania, chiedendo una verifica sulla regolarità dell’iter. Tra i punti contestati, i poteri del commissario straordinario e alcuni adempimenti previsti dal Testo unico sulle società pubbliche che, secondo i firmatari, non risulterebbero attestati pubblicamente. Gli esponenti dell’esposto hanno precisato di non voler bloccare la vendita, ma di volerne garantire la correttezza.

La cenere dell’Etna e il nodo dei voli

C’è poi il fronte che pesa ogni giorno su passeggeri e compagnie. Da mesi l’attività del vulcano ha costretto lo scalo etneo a stop ripetuti, con voli cancellati o dirottati su Palermo, Comiso e Trapani. L’ultimo blocco è stato quello del 29 settembre, con il nuovo allarme rosso per la cenere.

Su questo Urso ha legato la partita direttamente alla privatizzazione: “All’interno di questo processo si troveranno anche gli strumenti per ridurre l’impatto della cenere dell’Etna sulla gestione dei voli”.

Investimenti con il controllo pubblico

Servono, ha aggiunto il ministro, “investimenti importanti e significativi che lo Stato può fare con il supporto di un privato mantenendo comunque il controllo pubblico delle infrastrutture”. Una formula che ha provato a rassicurare chi teme una cessione senza paletti e che ora dovrà trovare riscontro negli atti della gara.