Il momento è arrivato. Il presidente della Regione, Renato Schifani lo dice senza giri di parole, scegliendo la cornice del sopralluogo a Niscemi, il paese sconvolto dalla frana  per lanciare il segnale più atteso della sua legislatura: il rimpasto della giunta dell’isola è imminente. “È arrivato il tempo di accelerare sul rimpasto del mio governo, ma senza polemiche e in condivisione”, ha dichiarato il governatore. Un messaggio che suona come un ultimatum agli alleati: il cantiere è aperto, le trattative devono chiudersi in fretta.

Sui nomi, Schifani mantiene la riservatezza che gli è propria. “Tutto avverrà con la giusta riservatezza e li comunicheremo”, si è limitato a dire. Ma le partite sui singoli assessori sono già aperte da settimane, e i prossimi giorni potrebbero rivelarsi decisivi.

Il nodo FdI: lunedì ad Enna arrivano Arianna Meloni e Donzelli

Lo snodo più delicato è quello che coinvolge Fratelli d’Italia. Lunedì ad Enna è convocato un vertice di partito di primissimo piano: Arianna Meloni e Giovanni Donzelli riuniranno parlamentari e vertici regionali per definire la linea da seguire in vista del rimpasto. Un appuntamento che ha tutto il sapore di una regia romana sul governo siciliano. Al centro del confronto ci sarà inevitabilmente il destino dell’assessore al Turismo Elvira Amata, finita sotto processo per corruzione: dopo quel briefing, la verifica nel governo dell’isola potrebbe entrare nella sua fase conclusiva.

Il caso FI: Minardo, il veto di Falcone e la carta Caruso

Non meno complicata la partita interna a Forza Italia. Circolano con insistenza voci sul nome di Nino Minardo, attuale presidente della commissione Difesa alla Camera, come possibile nuovo commissario regionale del partito in Sicilia. Ma sul suo nome sarebbe arrivato un veto esplicito dell’eurodeputato Marco Falcone, rilanciando le tensioni interne a un partito che fatica a trovare una linea condivisa. Nel frattempo, per il coordinatore uscente Marcello Caruso si profila un approdo in giunta regionale: una soluzione che, se confermata, ridisegnerebbe gli equilibri interni degli azzurri siciliani.

Schifani e Mulè: “Rapporto cordiale, lo conosco da Panorama”

A margine del sopralluogo, il governatore è tornato anche sul rapporto con Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera. Parole calibrate, né distanza né avvicinamento. “Lo conosco da quando era direttore di Panorama — ha detto Schifani — ha scelto di fare politica ed è venuto a fare campagna elettorale in Sicilia. Il rapporto è cordiale e normale”. Dichiarazioni che sembrano voler sgombrare il campo da speculazioni su frizioni tra i due, in un momento in cui ogni retroscena politico viene letto come segnale per il futuro assetto di governo.

Schifani: “I miei interlocutori sono i siciliani”

A chi gli chiedeva di rispondere alle critiche e alle battute della politica, Schifani ha chiuso con una frase che è insieme scudo e messaggio: “Non mi interessa rispondere alle polemiche di altri. I miei interlocutori sono i siciliani”. Una postura presidenziale, scelta non a caso in un giorno in cui il governatore ha preferito stare a Niscemi, accanto agli sfollati della frana, piuttosto che a Roma per i cinquant’anni del Partito popolare europeo. Una scelta condivisa, ha tenuto a precisare, con il segretario nazionale Antonio Tajani: “Gli ho anticipato questa mia visita — ha spiegato — bisogna fare squadra e io e lui l’abbiamo sempre fatto”.

Il rimpasto si avvicina. I pezzi si stanno muovendo. Lunedì, con il vertice di Enna, il puzzle potrebbe prendere una forma più definitiva.