E’ bastata una prima parziale vittoria alle elezioni amministrative nel Pd siciliano per tornare a far esplodere le tensioni interne al partito prima ancora che si parli di coalizione di centrosinistra o addirittura di campo largo. Il segretario del Partito democratico analizza il voto e spinge il partito a prendere le redini della coalizione per suonare la carica contro il centrodestra ma a rispondergli non è la coalizione di governo ma le associazioni e corrente interne Energia popolare e Left wing per le quali il segretario ha perso il contatto con la realtà.

La relazione del segretario alla Direzione regionale di Termini Imerese

Ma andiamo per ordine e raccontiamo cosa accade. Pomo della discordia è la relazione che il segretario regionale ha tenuto sabato a termini Imerese  nel corso della Direzione del partito.

“Lo sforzo delle prossime settimane e dei prossimi mesi deve essere quello di alimentare ed intensificare il tavolo di confronto con gli alleati del campo progressista. Un tavolo che il Pd ha voluto e animato per queste elezioni amministrative con incontri settimanali e proficui e che ha visto in campo una coalizione larga ed inclusiva. E’ questo il nostro modello per vincere le prossime elezioni regionali. Una coalizione che deve avere una precondizione: una piattaforma programmatica coerente tra i vari partiti e i movimenti e che metta al centro sia le priorità della Sicilia che un modello di governo basato su sostenibilità, giustizia sociale, equità, lotta alle diseguaglianze” ha detto Anthony Barbagallo, in un passaggio della relazione.

 

Tra i vari punti all’ordine del giorno dell’organismo, guidato dalla presidente del Pd siciliano, Cleo Li Calzi, l’analisi del voto delle amministrative e sulla situazione politica in Sicilia, il punto sulla campagna “diritto di restare” e i bilanci 2024 e 2025 (presentati dal tesoriere, Alfredo Rizzo).

Subito Primarie

“La sensazione da qualche tempo è che – ha detto – il centrodestra non è più maggioranza in Sicilia. Tocca al Pd riuscire a compattare il fronte alternativo e costruite un modello di coalizione che marchi discontinuità nei metodi e negli uomini rispetto al centrodestra. Da Termini Imerese oggi – ha proseguito – non possiamo non ribadire che per noi il metodo di scelta del candidato presidente della regione è quello delle primarie. Sarà questo il modello che sottoporremo ai nostri alleati nei prossimi incontri e confronti”.

Per questa ragione, secondo il segretario regionale, nelle prossime settimane bisogna “intensificare il confronto con gli alleati, stimolando percorsi condivisi e avviare una grande campagna di ascolto con parti sociali, categorie produttive, realtà associative, portatori di interessi diffusi. Insomma contaminiamoci – ha proseguito – e apriamo il tavolo alle forze fresche”.

Analisi del voto alle amministrative in salsa Pd

“Le elezioni amministrative appena concluse sanciscono la migliore tornate elettorale per il Pd degli ultimi anni. Certamente delle sette elezioni amministrative sotto la mia responsabilità politica.

Abbiamo raddoppiato i consiglieri comunali rispetto a quelli uscenti. Ottenuto vittorie esaltanti come quelle di Marsala, Agrigento, Lentini. E conferme perentorie come Termini e Floridia (Il Pd primo partito proprio in questi comuni)”.

La lista del partito è stata presentata in quasi tutti i comuni al voto con il proporzionale. Siamo passati da 9 comuni superiori, in cui era presente il simbolo Pd, a 13. Venti giorni fa il centrodestra governava 11 comuni di quelli andati al voto con il proporzionale ora ne guida solo 4.

A Messina il Pd prende un consigliere comunale in più rispetto al 2022 ma certamente il dato elettorale deve far riflettere: è mancata la coalizione ed è mancata una campagna di comunicazione degna di una città metropolitana. A Marsala e Milazzo entriamo in consiglio (5 anni fa non avevamo superato lo sbarramento).

Ad Agrigento da 15 anni non c’era simbolo e da 10 una rappresentanza in consiglio.

Il centrosinistra unito vince

Il centrosinistra unito vince anche nei comuni col sistema maggioritario (Pedara, Polizzi, Mirto, Sutera). Ad Altofonte, Campobello e Raffadali anche perdendo costruiamo e ci rafforziamo

In definitiva i consiglieri comunali eletti sono 32 contro i 17 della volta scorsa nei comuni al voto con il proporzionale.

Allarme sicurezza e legalità

I mesi trascorsi ci consegnano in tutta la sua drammaticità due emergenze connesse tra loro. E sono la sicurezza e la legalità. Che hanno avuto a Palermo i picchi più alti, in ultimo le intimidazioni a colpi di mitra e bottiglie incendiarie a diversi imprenditori (l’ultimo pochi giorni fa contro Sicily by car, già destinatario di ripetute minacce con il titolare dell’impresa finito sotto scorta) e che hanno visto anche la nostra segretaria nazionale in prima linea accanto agli imprenditori di Sferracavallo.

Lo abbiamo detto in tutte le salse. La Retorica del governo sulla sicurezza è insopportabile. L’organico della DIA in Sicilia è stato dimezzato. Mancano inoltre – in tutto il paese – 10.000 carabinieri e 10.000 poliziotti. La permeabilità delle carceri con i boss con i telefonini e le modifiche al codice di procedura penale, compresa la stretta sulle intercettazioni, hanno fatto il resto. Il tema della sicurezza è legato al sociale, al tema delle periferie, alla dispersione scolastica, ad una formazione professionale che in Sicilia non funziona. Serve cambiare passo e investire su un’offerta formativa che esalti la vocazione straordinaria della regione siciliana su turismo e beni culturali. Siamo la regione al mondo con più siti UNESCO. Dobbiamo farli funzionare, rendere fruibili, e garantire che attorno a questa visione della Sicilia si crei reddito e ricchezza per le nuove generazioni.

“Tocca a noi, infine, intensificare gli sforzi per compattare tutto il partito sia sulla linea politica ma anche sul nome su cui fare sintesi. Insomma saremo impegnati a trovare la massima condivisione possibile anche con quella parte del partito che oggi qui non c’è”.

Energia popolare e Left wing: “Barbagallo ha perso la percezione della realtà”

“In queste settimane, tra campagna referendaria ed elezioni amministrative, abbiamo preferito evitare polemiche interne concentrandoci con grande impegno sulle importanti sfide del partito nazionale e dei circoli territoriali. Ma dinnanzi all’inadeguatezza politica e alla totale perdita di lucidità di Anthony Barbagallo, non possiamo più rimanere in silenzio. Anziché prendere atto che sul suo nome è impossibile costruire l’unità del partito e fare quindi un passo indietro, Barbagallo continua a tenere in ostaggio il PD siciliano e si rende anche poco credibile agli occhi dei nostri elettori e degli stessi alleati quando parla di voler essere lui a ricompattare il fronte progressista in Sicilia”. Lo dichiarano in una nota congiunta i dirigenti siciliani di Energia popolare e Left Wing dopo la Direzione regionale del PD tenutasi ieri a Termini Imerese.

“Le sue fantasiose narrazioni trionfalistiche dei risultati delle amministrative siciliane non possono nascondere la realtà di una gestione disastrosa e con risultati modesti e in alcuni contesti irrilevanti. Basta vedere le percentuali della lista del PD nei comuni sopra i 15 mila abitanti per capire la reale situazione del partito in Sicilia: Ispica 2,5%, Augusta 3,4%, Carini 6,6%, Bronte 8,1%, Barcellona 8,8%, Marsala 8,7%, Agrigento 8,4% Messina 8,5%. A Milazzo la lista del PD insieme ai 5 Stelle e a Rifondazione comunista ha raccolto appena il 6,2%. Soltanto dove lui non ha messo mano si sono raggiunti risultati più significativi: a Floridia il 12,45% (eletto il sindaco Marco Carianni), a Lentini il 13,1% (eletto il sindaco Enzo Pupillo), a Termini Imerese il 13,6% (eletta la sindaca Maria Terranova del M5S), ad Agrigento il 9,4% (eletto il sindaco Michele Sodano di Controcorrente)”.

“Sulla gestione di Barbagallo delle elezioni amministrative a Enna e a Messina meglio stendere un velo pietoso. A Catania, nella sua provincia, il PD ha avuto risultati a dir poco disastrosi, a partire da Bronte dove il suo candidato sindaco è arrivato quarto e ha eletto un solo consigliere comunale. Il caso di Randazzo è l’esempio più eclatante delle sue contraddizioni: da segretario regionale sostiene il segretario di circolo Anzalone come candidato sindaco (sostenuto a sua volta dal sindaco uscente il cui comune è stato sciolto per mafia) e da componente della Commissione nazionale antimafia lo dichiara subito dopo “impresentabile”. Il massimo della sua coerenza lo riesce però ad esprimere a Pedara e a Trecastagni, dove da segretario regionale del PD benedice l’alleanza con Fratelli d’Italia”.

“Utilizzare il voto delle amministrative per cercare maldestramente di legittimare una gestione del partito regionale molto discutibile appare fuori da ogni realtà. Anziché affermare falsamente che il PD in Sicilia ha raddoppiato il numero dei consiglieri eletti, Barbagallo dovrebbe invece prendere atto che l’80% degli amministratori del PD eletti nell’ultima tornata amministrativa in Sicilia non si riconoscono nella sua fallimentare gestione politica”.

“Per queste e per tante altre ragioni, comprese le pesanti illegittimità del congresso regionale, chiediamo con forza che Barbagallo non resti un giorno in più alla guida del PD. C’è un urgente bisogno di rilanciare il PD siciliano e di creare una concreta alternativa al malgoverno del centro-destra e per farlo occorre un partito unito e un segretario regionale credibile”.

“Ci corre l’obbligo, infine, di ringraziare i candidati e i dirigenti locali del PD per lo straordinario impegno profuso in questa complicata competizione elettorale e gli elettori per la fiducia espressa al Partito Democratico che, nonostante gli errori di Barbagallo, ha l’ambizione di essere l’asse portante del centro-sinistra siciliano”.