E’ guerra fra sindaci sul caso di Leonardo Burgio primo cittadino di Serradifalco eletto per un terzo mandato nonostante la legge regionale disponga che non se ne possano svolgere più di due consecutivi. Il sindaco leghista, però, forte della legge nazionale che invece lo permette nel resto del Paese e di una sentenza della Corte Costituzionale che però riguarda il Friuli Venezia Giulia, resta saldamente ancorato alla poltrona con il supporto dell’intero consiglio comunale.
L’Assessorato regionale alle Autonomie locali lo aveva diffidato e invitato a dimettersi e ora è pronto il provvedimento di revoca ma la Regione ancora prende tempo.
L’attacco MpA e l’appello di 18 sindaci
Sulla vicenda BlogSicilia ha raccontato questa mattina dell‘attacco degli Autonomisti che considerano urgente rimuovere il sindaco per evitare il caos istituzionale anche in vista delle elezioni della prossima primavera e vi ha poi raccontato dell’appello di 18 sindaci ed ex sindaci non solo leghisti schieratisi con Burgio.
La risposta del sindaco autonomista
“Sono un sindaco in carica: quando verrà il giorno, tornerò alla mia casa e al mio lavoro, come la legge impone e come tanti colleghi hanno fatto prima di me, senza clamore. Parlo in nome di chi il limite dei mandati lo ha rispettato e dei siciliani che credono nella legge e nello Statuto. Alla lettera di alcuni colleghi rispondo perciò senza acrimonia e con serietà. Si parla di presa in giro: mi sia consentito dire dove essa realmente stia. Non nel decreto di rimozione del sindaco di Serradifalco, che condivido, ma nella pretesa che resti in carica chi la legge ha oltrepassato, mentre chi l’ha osservata si è fatto da parte. Se il fatto compiuto diventa regola, ai siciliani resta un insegnamento amaro: rispettare la legge è da ingenui” dice Giuseppe Carta, sindaco di Melilli.
“Quanto al domandarsi dove fosse l’MPA: le firme sui disegni di legge di recepimento sono atti pubblici, e restano; le bocciature maturarono nel segreto dell’urna, dove nessuna appartenenza si vede e nessuno può, in coscienza, essere additato. Il paradosso tocca semmai chi quel testo depositò, non seppe accompagnarlo all’approvazione e oggi difende chi viola la norma vigente.
Perché questo va detto con animo sereno: la norma regionale che consente una sola rielezione immediata nei comuni sopra i cinquemila abitanti è vigente e mai impugnata. Dire che non vi sia «alcuna contestazione» significa non vedere la segnalazione del Prefetto e la proposta di rimozione formalizzata dall’Assessorato delle Autonomie locali; la pronuncia costituzionale che si invoca riguarda un’altra autonomia speciale, e nessun giudice l’ha riferita alla Sicilia. L’articolo 40, del resto, non è un gesto d’imperio: è uno strumento che l’ordinamento regionale prevede, con le sue garanzie e le sue sedi di ricorso. Chi ritiene di avere ragione la faccia valere davanti a un giudice; chi invece disapplica da sé una legge regionale, invocando la prevalenza della norma statale sulla potestà dell’ARS, non difende i siciliani: svuota, forse senza avvedersene, lo Statuto di Autonomia”.
La provocazione: “Allora perché fermarsi a 15.000 abitanti”
“Voglio però andare oltre, e porre al legislatore una domanda: se la continuità amministrativa è un valore, perché fermarla a quindicimila abitanti? Le ragioni addotte a Roma — la fatica, vera, di comporre le liste nei piccoli centri — sono serie, ma non si arrestano a quella soglia: la programmazione del PNRR, dei fondi europei, delle opere pubbliche eccede la durata di un mandato tanto nei paesi quanto, più ancora, nelle città. Quella soglia non nacque da un disegno organico: nacque dal compromesso consumato attorno al ben più conteso terzo mandato dei presidenti di regione e dei sindaci delle grandi città. I comuni minori furono la parte concessa; tutti gli altri, la parte negata. Ma la democrazia non muta natura a quindicimila abitanti e uno: se la continuità è un valore, lo è per tutti, con i contrappesi che la Corte costituzionale richiama a presidio del ricambio e della parità fra i candidati.
C’è poi il domani: se ciascuno potesse scegliere quale legge applicare, le decine di comuni chiamati al voto nel 2027 scivolerebbero in un contenzioso che paralizza. Non chiedo eccezioni per me: chiedo certezza del diritto”.
Il nuovo appello al Parlamento siciliano
“Al Presidente della Regione e al Presidente dell’Ars rivolgo perciò, con la fiducia dovuta alle istituzioni, un duplice appello: si firmi il decreto, perché le leggi vigenti si onorano finché il legislatore, insieme, non le muta; e si calendarizzi in Aula, a voto palese, una riforma organica dei limiti di mandato — il recepimento della soglia dei quindicimila abitanti e, senza timidezze, la discussione della sua estensione a tutti i comuni, con i necessari presìdi di ricambio e di trasparenza. La riforma per tutti, non la sanatoria per uno.
Di questo appello mi faccio promotore tra i colleghi: da oggi ne raccoglierò le adesioni, e sono certo che saranno decine, da ogni parte della Sicilia.
Le regole, in democrazia, si cambiano insieme, nelle aule; non si violano da soli, nei municipi. La legge è uguale per tutti, o non è” conclude Carta.
L’Anci cerca la mediazione: “sottrarre la vicenda allo scontro politico”
“Continuiamo a ritenere che non trovi alcuna valida giustificazione il fatto che la Sicilia sia l’unica Regione nella quale ai sindaci dei Comuni non sia consentita la candidatura per un terzo mandato consecutivo, nonostante il legislatore nazionale abbia ormai previsto una disciplina diversa per gli enti locali” dicono invece il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano ribadendo una posizione che l’Associazione ha espresso con chiarezza e continuità nel corso degli ultimi anni.
“Per tale ragione, Anci Sicilia ha più volte sostenuto l’opportunità di un adeguamento della normativa regionale a quella nazionale, nell’ottica di assicurare uniformità di trattamento agli amministratori locali e superare una evidente disparità che riguarda esclusivamente i Comuni siciliani”, aggiungono.
“L’Assemblea regionale siciliana, per due volte, ha deciso di non procedere in questa direzione – spiegano -. Di questa scelta legislativa siamo costretti a prendere atto, pur continuando a ritenere che l’adeguamento della normativa regionale a quella nazionale rappresenti la soluzione più ragionevole e coerente”.
Ma i comuni pendono per la posizione di Burgio
“Con riferimento alla vicenda del sindaco di Serradifalco, “rileviamo altresì che la candidatura non risulta essere stata contestata nel corso del procedimento elettorale, né prima dello svolgimento delle elezioni, né durante le operazioni di ammissione delle liste, circostanza che ha inevitabilmente contribuito a determinare l’attuale situazione. Nonostante ciò, non compete ad Anci Sicilia entrare nel merito delle questioni giuridiche connesse al caso concreto, che troveranno necessariamente definizione nelle sedi giurisdizionali competenti”.
“Ciò che invece riteniamo doveroso evidenziare è il rammarico per il fatto che, ancora una volta, il confronto politico finisca per svilupparsi attraverso la strumentalizzazione di norme che disciplinano l’ordinamento degli enti locali – sottolineano Amenta e Alvano -. L’ordinamento delle autonomie locali costituisce uno degli elementi fondamentali del corretto funzionamento delle istituzioni e dovrebbe essere preservato sia da continue modifiche dettate da contingenze politiche, sia da un utilizzo distorto delle prerogative riconosciute dall’autonomia regionale, che rischia di trasformare regole fondamentali per il funzionamento dei Comuni in strumenti di contrapposizione politica”.
“Anci Sicilia continuerà, come sempre, a rappresentare esclusivamente gli interessi istituzionali dei Comuni, auspicando che il legislatore regionale voglia riprendere un confronto serio e organico sull’assetto delle autonomie locali, a partire dall’allineamento della disciplina del terzo mandato con quella vigente nel resto del Paese, nell’interesse della certezza del diritto, della stabilità istituzionale e del rispetto dell’autonomia dei Comuni”, conclude il presidente Amenta.






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