La vicenda di Serradifalco, dove il sindaco leghista Leonardo Burgio sfida apertamente la legge regionale insediandosi per un terzo mandato, sta assumendo i contorni di un vero e proprio manifesto politico contro i limiti dell’Autonomia siciliana.

Il caso Burgio e la posizione della Lega

In questo scenario quasi pirandelliano, dove un sindaco è considerato “abusivo” dalla Regione ma legittimato dal voto popolare, si inserisce con forza la voce di Francesca Draià, commissario provinciale della Lega a Enna.

Draià non usa mezzi termini per difendere il collega di partito, inquadrando il “caso Burgio” non come un capriccio individuale, ma come una battaglia di principio che riguarda tutti i siciliani. Il cuore della polemica è il divieto regionale per il terzo mandato nei Comuni sopra i 5.000 abitanti, una norma che collide con quella nazionale che sposta il limite a 15.000, creando un corto circuito normativo che la Consulta ha già iniziato a smantellare altrove.

L’autocritica e il sostegno alla battaglia

C’è un velo di autocritica e, al contempo, di ammirazione nelle parole della Draià. Lei, che da sindaco uscente ha scelto di non ricandidarsi per il terzo mandato piegandosi a un’interpretazione restrittiva della norma, oggi riconosce che forse le è mancato “lo stesso coraggio di intraprendere una battaglia giuridica”.

Una rinuncia che non le ha impedito di restare al servizio della sua comunità come vicesindaco, ma che oggi la spinge a sostenere chi ha deciso di andare allo scontro frontale con Palermo.

Il tema dell’uguaglianza dei diritti

Il punto sollevato è squisitamente politico e costituzionale: l’uguaglianza dei diritti.

“Non è accettabile che i cittadini siciliani siano trattati diversamente rispetto al resto d’Italia”, attacca Draià, sottolineando il paradosso di un’Autonomia Speciale che finisce per trasformarsi in una penalizzazione. Per l’esponente leghista, l’unità nazionale deve garantire gli stessi diritti elettorali, impedendo che esistano “cittadini di serie A e cittadini di serie B” a seconda della latitudine.

Lo scontro con la Regione

Mentre l’Assessorato alle Autonomie locali minaccia la rimozione per “persistente violazione di legge”, Burgio sembra intenzionato a resistere fino alla Corte Costituzionale.

Un braccio di ferro che Draià segue con attenzione, auspicando che questo strappo serva a fare definitiva chiarezza. Se la Sicilia vuole essere davvero autonoma, suggerisce la linea leghista, non può farlo comprimendo i diritti di chi amministra e di chi vota.