Il Palermo Pride     ha sfilato  questo pomeriggio lungo le strade della città. Carri, drug queen, colore per una parata nel segno del rispetto e della difesa dei diritti e della diversità. Colorata e multiforme si è diretta fino ai Cantieri culturali alla Zisa per la festa finale.

Al concentramento in via Roma nei pressi della stazione centrale la madrina Pamela Villoresi il madrino Vanni Piccolo e le istituzioni.

Un pride ‘celebrato’ non a caso di venerdì per una precisa volontà del direttivo che ha scelto data del 28 giugno in quanto esatta ricorrenza del 50esimo anniversario dei Moti di Stonewall del 1969. 

In onore di questa importante ricorrenza il direttivo di Coordinamento Palermo Pride ha scelto come slogan 2019 “Tacchi e Martello: la Rivoluzione in Movimento”, uno slogan che si divide tra l’omaggio a quella rivoluzione e l’irriverente sberleffo al maschilismo ancora oggi presente e allo stesso movimento Lgbt+, oggi apparentemente assopito. Il Coordinamento Palermo Pride ritiene che la rivoluzione non sia sia del tutto compiuta e che per questo è necessario oggi rimettersi in moto partendo dagli spazi di confronto con gli altri movimenti: da quello studentesco a quello contro le mafie, da quello femminista a quello dei lavoratori.

Ai piedi dell’imponente edificio in stile razionalista delle Poste Centrali su via Roma il corteo colorato del Palermo Pride è stato stoppato, la musica è stata fatta spegnere, la gente ha smesso di ballare. E’ flash mob. Il gerarca fascista Massimo Milani marcia serio sul posto, guardando verso il lungo convoglio di tir: la festa è stata interrotta. Dalla cima della scalinata, al centro delle dieci colonne alte trenta metri, Luigi Carollo dichiara alla folla che il 28 ottobre del 1934, alla presenza del ministro delle Comunicazioni Umberto Puppini veniva inaugurato il palazzo di architettura fascista, espressione di un sud fedele alle idee de Ventennio.

Milani avanza gradino dopo gradino, spogliandosi lentamente della divisa e concludendo la salita con un urlo liberatorio: il monumento alla grandezza del fascismo è stato defascistizzato. Come un’esplosione Massimo Milani rivela un body painting dei colori dell’arcobaleno, avvolta da una bandiera rainbow di cinque metri, a performare l’esplosione di un corpo che non riesce più a contenersi sotto una maschera.

Un corpo che ai tempi del fascismo è divenuto proprietà dello Stato, abusato e usato a piacimento da guerre, marce, sfruttamento e maternità. L’esplosione per tutti, non solo per le persone Lgbt, è stata Stonewall e oggi come quella notte, l’evasione dall’inferno per i corpi e per le anime di tutti è la liberazione da catene, muri, maschere.

Il 28 giugno del 2019 il palazzo delle Poste Centrali di Palermo è stato defascistizzato

Dopo la sfilata per la strade della città, l’arrivo ai Cantieri Culturali. Qui sul palco dopo un breve momento a carattere politico, via alla festa finale.