Dalla “patata bollente” del sindaco “ribelle” all’elezione diretta nelle ex province, dalla riforma della dirigenza regionale al riequilibrio degli stipendi degli ex precari. Sono alcuni dei nodi che deve affrontare l’assessore alle Autonomie Locali Elisa Ingala
Ospite di talk Sicilia parla di una nuova legge di riforma che riporti le ex province alle urne ma anche dell’esigenza di mettere punti fermi in tema elettorale anche per gli Enti locali in Sicilia alla luce dello scontro in atto su quello che BlogSicilia ha definito “il sindaco ribelle” ovvero Leonardo Burgio eletto primo cittadino di Serradifalco per un terzo mandato nonostante la legge siciliana lo vieti.
Sono solo alcuni dei temi affrontati con l’assessore regionale alle Autonomie Locali Elisa Ingala, tecnico che ricopre questo incarico perché indicata da parte autonomista, che ha nelle mani diverse “patate bollenti” della politica siciliana.
L’assessore, ospite degli studi di BlogSicilia per una puntata di Talk Sicilia registrata nella seconda settimana di luglio, non si sottrae alla vicenda proprio del sindaco Burgio che potrebbe arrivare alla sua conclusione in questi giorni visto che è pronto il provvedimento di decadenza sul quale, ancora, non c’è alcuna firma.
Il ritorno all’elezione diretta nelle Province
Assessore Ingala lei si è insediata da qualche mese ed una delle sue prime attività è stata proporre un nuovo testo di riforma delle legge elettorale per riportare le ex province all’elezione diretta. Un tentativo fatto già due volte alla maggioranza. Pensa di riuscire questa volta?
“La riforma delle province è in fase di redazione per poter essere presentata in commissione. Posso dire di aver toccato con mano la problematica dei Liberi consorzi comunali e dell’attuale elezione di secondo livello: ho ricevuto diversi presidenti che hanno manifestato le grandi difficoltà operative nel governare le ex province. Questa esperienza sul campo stimola più che mai la necessità di riprendere e portare avanti la riforma. Oggi ho partecipato al congresso regionale dell’Anci e anche in quell’occasione i presidenti presenti hanno ribadito i medesimi problemi, rafforzando la nostra ipotesi di lavoro. Il ritorno all’elezione diretta è un’idea gradita a tutte le forze politiche. Sono convinta che si potrà trovare una convergenza totale, proprio perché tutti i territori hanno manifestato le stesse urgenti problematiche.”
“Oggi cosa succede? Sappiamo che il presidente del Libero consorzio è un sindaco che si avvale dei consiglieri provinciali. Qui sorge già il primo problema: i consiglieri non hanno diritto ad alcun rimborso, nemmeno per le spese di viaggio per raggiungere la sede. Di conseguenza, il presidente si trova da solo ad affrontare l’indirizzo politico e la gestione del governo locale. Mancano gli assessori ai vari rami, nonostante l’ente debba occuparsi di temi cruciali come la viabilità, l’edilizia scolastica e la pianificazione strategica del territorio. Un presidente – che è già sindaco e magari amministra un capoluogo complesso – non può affrontare da solo una mole simile di problemi. Questo rimedio transitorio dei Liberi consorzi si è rivelato un fallimento operativo. Per questo motivo dobbiamo tornare all’elezione diretta e restituire la parola al popolo nella scelta dei propri rappresentanti. La provincia è una realtà fondamentale tanto quanto il comune: non ha senso che ci sia una simile disparità nel sistema elettorale.”
Resta, però, in piedi il tema della legge Delrio che è ancora in vigore e che si applica anche in Sicilia. Come si può fare la riforma se prima non viene abrogata quella che è stata riconosciuta come norma di grande riforma e dunque applicabile anche agli statuti speciali come quello siciliano?
“Siamo ancora nella fase di studio a causa di una problematica di natura statutaria e normativa. Se necessario, rappresenteremo la questione nelle sedi opportune per superare questo ostacolo a livello legislativo. L’iter parlamentare verrà attivato molto presto; siamo consapevoli del nodo normativo che si è già manifestato in passato e siamo lavorando all’esame del testo proprio per superarlo. In buona sostanza, siamo alla ricerca della soluzione migliore per far andare in porto il disegno di legge della riforma.”
Il terzo mandato e lo scontro sul sindaco “ribelle”
Altro grande tema è quello del terzo mandato per i sindaci dei comuni fra 5 ed 15mila abitanti. C’è la vicenda di Leonardo Burgio che continua a fare il primo cittadino nonostante la legge siciliana glielo vieterebbe
“È un problema con cui mi sono confrontata non appena mi sono insediata. Esiste una legge approvata dal Parlamento regionale che non prevede il terzo mandato per i comuni oltre i 5.000 abitanti, ed è una norma che va rispettata. Tra l’altro, la volontà dell’Assemblea Regionale Siciliana è stata chiara, avendo bocciato per ben due volte l’emendamento che avrebbe consentito il terzo mandato”.
“Considerando che si tratta di una legge attuale e vigente, abbiamo inviato una diffida al sindaco, chiedendo le dimissioni entro 10 giorni. Questo termine è decorso e si è aperto il regolare contraddittorio: il sindaco ha inviato le sue controdeduzioni, che ora stiamo esaminando per decidere lo step successivo.Nella diffida avevamo fissato questi 10 giorni proprio per garantire il diritto di replica. La normativa prevede la rimozione per violazioni persistenti e gravi, come quella di essersi candidato ed essere stato eletto nonostante l’impossibilità del terzo mandato nella Regione Siciliana. La questione è complessa e di grande impatto, ma va risolta. In ogni caso, è necessario chiarire definitivamente se la nostra legge regionale sia valida o se sussistano profili di incostituzionalità sui quali fare le dovute valutazioni.”
C’è, comunque, un rischio concreto che questo contenzioso finisca davanti alla giustizia amministrativa e, a seguire o parallelamente, anche davanti la Corte costituzionale
“Certo, è possibile, ma ben venga anche la decisione del giudice, perché dobbiamo garantire la certezza del diritto. Il prossimo anno andremo incontro a circa 200 elezioni comunali e non possiamo assolutamente permettere che regni il caos. C’è una legge in vigore e va rispettata: non è ammissibile che ognuno si comporti come ritiene più opportuno. Al momento la norma esiste ed è nostro dovere farla applicare.Se poi la legge dovesse essere dichiarata incostituzionale, l’Assemblea Regionale ne prenderà atto e ci si adeguerà di conseguenza, recependo l’orientamento nazionale. Sappiamo, però, di essere una Regione a statuto speciale: quanto accaduto in Valle d’Aosta non si applica automaticamente alla Sicilia. Noi abbiamo un parlamento regionale con una potestà legislativa specifica, a differenza della Valle d’Aosta. Ovviamente non spetta a noi sostituirci alla Corte Costituzionale per stabilire quale sarà l’esito definitivo; resteremo in attesa del giudizio.”
La riforma della dirigenza: ecco come sarà
La riforma della dirigenza è una esigenza della Regione. La bozza è in aula ma si riuscirà a farla? Da questo dipende il futuro della macchina amministrativa ed anche i concorsi
“Siamo veramente a buon punto: dopo quasi vent’anni, forse riusciremo finalmente a portare avanti questa riforma e a farla diventare legge. Al momento esiste una proposta governativa che è stata già accettata dai sindacati ed esitata favorevolmente in commissione. Ha superato sia la Prima Commissione che la Seconda per quanto riguarda la copertura finanziaria; adesso, dopo un ultimo passaggio agli Affari Istituzionali, il testo approderà finalmente in aula”.
“Ma cosa prevede, nello specifico, questa riforma? Il ruolo della dirigenza verrà strutturato su due sole fasce: la prima e la seconda. La terza fascia verrà soppressa e tutti i dirigenti che attualmente vi appartengono transiteranno di diritto nella seconda. Successivamente, tra il 2027 e il 2028, saranno messi a concorso circa 200 posti da dirigente. Si tratta di un passo estremamente positivo, perché ci permetterà di rinforzare il personale della Regione – dato che i dirigenti rimasti sono ormai pochissimi – e di rendere l’apparato burocratico sempre più efficiente. Inoltre, avremo l’opportunità di offrire sbocchi professionali ai giovani, evitando che lascino la nostra terra o consentendo a chi è già andato via di ritornare. È fondamentale poter contare su una dirigenza altamente preparata, per questo svolgeremo concorsi basati sulla massima trasparenza e sul merito.”
Riequilibrare il trattamento degli ex precari
Se dovesse indicare una priorità assoluta della sua azione in questo anno o poco più di tempo che le resta nella legislatura quale sarebbe?
“Sto avviando un monitoraggio sui lavoratori precari ed ex LSU presso i comuni. È un problema emerso subito a causa di una forte disparità di trattamento: grazie agli aiuti regionali, alcuni sono stati stabilizzati a 30 ore, mentre altri solo a 18 o 21 ore. Desidero avere la piena cognizione del fenomeno e delle risorse necessarie per un eventuale riordino, così da ridurre la sperequazione tra i diversi municipi”.
“A causa del blocco delle assunzioni e dei pensionamenti, in molti comuni questi lavoratori sono diventati una risorsa fondamentale. Stiamo quindi attenzionando la questione, anche se i problemi sul tavolo sono molti. Penso ai comuni in dissesto o a quelli che non riescono ad approvare il bilancio; purtroppo, proprio per questo motivo, siamo stati costretti ad avviare circa cento commissariamenti”.
“L’obiettivo della Regione è sostenere le amministrazioni locali, che rappresentano il primo presidio democratico per la collettività e devono soddisfare i bisogni dei cittadini. Siamo a completa disposizione: il mio intento è ascoltare, condividere e collaborare in modo istituzionale. Cercheremo di fare molto, già nel breve periodo”.
La video intervista integrale





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